Inquietudine giovanile (II parte)

Al senso di colpa che la pervadeva si accompagnava quello di una quiete interiore profonda, tipico della consapevolezza di aver compiuto un gesto inevitabile che, tra l’altro, sarebbe stato ingiusto non fare. Sentì crescerle dentro una tenerezza profonda verso Lualdo, che era accanto a lei, ancora ansimante e con le mani che le cingevano il collo e le carezzavano la nuca, opponendosi con una leggera pressione al suo tentativo di rialzarsi. Nella sua mente rivedeva il bambinello che aveva tante volte rincorso per gioco ai giardini pubblici o aveva tenuto per mano, quando appena ventenne, per uscire qualche volta di troppo e lasciarsi notare e corteggiare da quel ragazzo del quartiere che le piaceva tanto, si offriva di accompagnarlo ad acquistare qualche dolcetto o un gelatino. E adesso quel bambinello, divenuto poco più di un ragazzo, era lì di fronte a lei, dopo aver fatto l’amore.Sentì di dovergli parlare, di dover assumere l’iniziativa di un dialogo che servisse a capire …..”Lualdo – ebbe a dire con una voce che sulle prime le sembrò essere quella di un’altra- credo che dobbiamo parlare di quanto è accaduto…” S’interruppe pensando che stava dicendo le solite banali cose che si dicono quando si è in difficoltà e fu avvolta dal terrore di non saper concludere……..ma Lualdo, portandole la mano sui seni, ancora semicoperti la interruppe.”Sapessi quante volte, dopo averti vista di nascosto, ho immaginato di poterteli toccare senza ricorrere a carezze e toccamenti fugaci perché apparentemente dovuti alla casualità”Per lei fu una boccata di ossigeno, capì che non era pronta ad affrontare un discorso che rispondesse alla grandezza dell’accaduto e preferì seguire il percorso che inaspettatamente Lualdo le offriva.”Mi hai vista? Ma dai…..non è possibile…..Perché mi dici sciocchezze? “”E perché dovrei- riprese Lualdo – ti ho vista almeno tre o quattro volte anche se in epoche diverse…anzi …diciamo che tantissime volte ho sbirciato nella scollatura quando ti chiamavo con la scusa di spiegarmi qualche cosa che più volte fingevo di non capire””Ma come?” replicò lei interessata “fingevi di non capire?”.” Si è chiaro che non sempre fingevo,ma il più delle volte – ammise Lualdo – era così. Sai, prima venivo in casa tua e mi rendevo conto di com’eri vestita, se cioè la camicetta fosse scollata e ne ero ben felice perché anche quel giorno avrei spinto il mio sguardo al di là dell’indumento, avrei visto il colore del reggiseno, quasi sempre contrastante con il biancore di quelle tue mezze lune che si fronteggiavano l’un l’altra. Ma dai……non dirmi che non lo hai mai notato….che non te ne rendevi conto specie quando mi fronteggiavi ed io t’inducevo a chinarti più e più volte o sul foglio o sul libro… per osservare ancor meglio e… di più””No…non me ne rendevo conto…” interruppe lei quasi come se la testa si fosse trasferita a quei momenti ormai lontani….. ed indietro di circa una decina d’anni .”Allora – riprese Lualdo– mi avrai proprio giudicato in qualche circostanza un bel cretino! Anzi.. ricordo che un giorno in particolare, era d’estate o comunque faceva caldo, avevi una camicetta che, sbottonata nei suoi primi bottoni fino al seno, lasciava ben vedere all’interno quando ti chinavi in avanti ed un reggiseno leggero che non riusciva a nascondere il colore più scuro dei capezzoli…..era una meraviglia!…..e quel passaggio di latino non volli capirlo per un bel po’.Sapessi… che sensazioni….e sapessi dopo….””Che sensazioni? – ripetette la donna con l’atteggiamento di chi scopre un mondo insospettato – Queste posso comprenderle, ma dopo che significa? Lualdo vuoi dire che …… “”Si – disse Lualdo sentendo di arrossire e ringraziando l’oscurità che gli leniva di molto l’imbarazzo- ….mi toccavo pensando ai tuoi seni, veramente anche alle tue cosce, al tuo corpo, mi carezzavo….e mi sembrava di averti veramente con me ….erano momenti in cui in quel cantuccio dove mi rinchiudevo c’eri veramente tu e…mi piacevi da morire. Pensavo che tu mi accarezzassi il pene e che io ti toccassi i seni, che potessi premere i “bottoncini” ,così mi piaceva chiamarli, farli roteare poggiandovi il palmo della mano con delicatezza per poi richiuderlo sulle mammelle che mi sembrava di sentire sode e calde. E così saliva il piacere e realmente non mi rendevo conto che fossi io a menarlo ma sentivo che fossi tu…. ed appena venivo… dopo un po’ già pensavo al tuo corpo che era oggetto di mille pensieri”.”Non avrei mai… si… insomma…..- disse lei con convinzione e senza dover assolutamente fingere – che ero guardata da te con tali occhi….. ma mai e poi mai, scusa….. ma ti ho sempre considerato un ragazzino…. si.. insomma non riuscivo a vederti se non con gli occhi di sempre……” e si fermò, quasi temendo di ferirlo se avesse proseguito nell’affermare che lo aveva sempre vissuto come un ragazzetto anche piuttosto bisognoso di affetto e di …coccole.”Vedi… mi sembra incredibile che possa esservi tutto questo nella mente di una persona e che non ci si accorga di nulla, ma via….. lo dici a posta…… e le ragazze, quelle della tua età… che mi dici di quelle? “”Non sono sciocchezze- riprese Lualdo- né m’interessa dirle, anzi….. sono tanto frastornato e felice che l’unica cosa che al momento non mi appare vero è quanto è accaduto tra noi. Le emozioni che ho provato, la gioia di sentire veramente le tue mani su di me, la tua bocca, che mi appariva un irraggiungibile meta, di toccarti le cosce e……- tentennò con imbarazzo scuotendo il capo – insomma ..te ne sei accorta. Non sto nella pelle.Le ragazze? Certamente, le guardo, le conosco. Ma ti ho sempre vista molto molto “più di loro”: come vesti, come ti muovi, come parli, come guardi….. non so spiegartelo.. ma sei un’altra cosa …insomma guardarti e ritrovarmelo gonfio è quasi normale ed istantaneo.”Le si avvicinò , le pose le mani sulle spalle e attirandola verso di sé poggiò le labbra sulla sua bocca e cominciò a succhiarle il labbro superiore ,carezzandoglielo lentamente con la lingua.La donna ebbe un attimo d’incertezza, quasi volesse sottrarsi, ma fu solo un momento: sentì di stringerlo a sé ancor più, di carezzargli la nuca, quasi a riproporre una delle tante carezze innocenti del passato, sospingendolo con il proprio corpo a distendersi sul divano.Si staccò un attimo e fissandolo gli chiese “Lualdo ma da quando…mi ….desideri?”I RICORDILualdo sentiva il corpo di lei aderire perfettamente al suo, avvertiva la pressione della sua coscia sul pene , il suo odore particolare e piacevole che sembrava stimolarlo ancor più.Non gli sembrava possibile che la donna, che per prima aveva occupato le sue fantasie erotiche e che aveva tanto desiderato, ora fosse lì, realmente disponibile, distesa con lui su quel divano che gli sembrava essere il posto più accogliente che avesse mai conosciuto.Lo stato di felicità che lo pervadeva era quasi vicino all’ebbrezza ed avvertiva un senso di sicurezza che gli era ignoto, timido com’era. Volle vederla oltre che sentirla .”Vorrei tanto vederti nuda- disse quasi sussurrando le parole- vorrei finalmente realizzare un desiderio che inseguo da qualche anno, da quando ho adoprato gli espedienti più vari per osservarti, per cogliere parti del tuo corpo senza che te ne accorgessi. Dai….. ti prego, Alice””Vuoi ?…… così, però,… mi vergogno un po’…e poi….” “Ti prego, Alice – ribadì Lualdo – …sapessi quanto è importante…….. poterti vedere, confrontarti con quella che è stata sempre e solo un parto della mia fantasia, della mia intuizione…. specie dopo che ho colto fugacemente l’immagine di una parte delle tue cosce o del tuo seno o sono rimasto incantato ad…… osservarti i fianchi soprattutto quando rientravi e dovevi salire le scale. Mi piaceva vederli mentre si muovevano gonfiando la gonna e tendendola ora a destra ora a sinistra”Alice lo guardò con un sorriso tra il tenero e l’accondiscendente e cominciò a sfilare la camicetta, liberando definitivamente un busto armonioso sul quale poggiavano due seni che avrebbero potuto tranquillamente fare a meno del reggiseno, che sfilò con una lentezza quasi studiata.Era seduta a cavalcioni su Lualdo ed avvertì chiaramente la reazione positiva del ragazzo, sentì distintamente la spinta del suo cazzo e ne trasse un intimo sottile piacere, avvertì il proprio compiacimento dovuto al fatto che il suo corpo da quarantenne era oggetto d’amore di quel giovane non ancora ventenne, che le testimoniava un’attrazione profonda e così totale da attraversarla e scuoterla come se fosse una irrespingibile dolce violenza. Sentì anche che voleva sapere, percorrere con Lualdo la strada che lo aveva portato a lei, condividere, sia pure a ritroso, le emozioni che quel ragazzo diceva di aver provato, quasi vivere insomma anche dalla sua parte la vicenda, riappropriarsi di quello spazio di tempo e di sensazioni in cui era stata protagonista inconsapevole.I suoi pensieri correvano veloci ed era bello sentirli venire alla mente senza sforzo alcuno, spontanei come la vena d’acqua che cerca l’uscita per correre libera verso il mare, mentre le sue mani istintivamente si erano portate ai seni non per sorreggerli ma solo per sottolinearli e quasi per offrirli a Lualdo.Quest’ultimo la osservava dal basso verso l’alto e Alice si chinò verso di lui, gli fece scendere l’accappatoio lungo le braccia e prendendolo per mano lo invitò tacitamente ad alzarsi. L’indumento scivolò via e lasciò quasi completamente nudo quel giovane corpo maschile, già formato ma ancora acerbo e ricco di quell’elasticità che viene erosa solo gradualmente dal tempo, solo fasciato dallo slip , che non ricopriva il pene ancora semiturgido, ma quasi vi si poggiava, somigliando più ad una fascia e conferendo alla figura quella caratterizzazione tipica delle immagini virili della pittura caravaggesca.Le luci, ora incerte ora taglienti, provenienti dall’esterno, facevano il resto e rendevano ancor più carica di magia e quasi irreale la scena che si presentava   agli occhi di Alice .Quest’ultima tenne ancora la sua mano in quella di lui, innalzandogli il braccio verso l’alto, quasi a formare un arco come se fossero protagonisti di un balletto di cui si accingevano ad interpretare la prima figura.Alice ,che sembrava guardasse Lualdo con lo stupore della donna che per la prima volta si trova innanzi alla nudità maschile, lasciò lentamente cadere verso il basso il suo braccio, poggiò con dolcezza la mano di lui sul suo fianco mentre   con l’altra mano gli carezzò con dolcezza la guancia per poi seguire con la punta delle dita le labbra ed ancora risalire verso i capelli .”Si….. -sembrò dire a se stessa – sei cresciuto……” e cambiando tono ,quasi avesse bisogno di apparire disinvolta e padrona della situazione mentre lo sospingeva verso la camera da letto   ” Allora , scusa, – esclamò tra il serio ed il canzonatorio – potrei dire che approfittavi della mia ingenuità e della mia buona fede… e bravo il ragazzino!. Adesso, però, ti metti buono e …voglio sapere! Tutto.. capito? “Lualdo sorrise, quasi a schernirsi ed apparve per un attimo agli occhi di Alice con la stessa imbarazzata espressione fanciullesca che assumeva allorquando giocando con Marcello ne combinavano di grosse ed ovviamente i rimproveri e le fatidiche sgridate non si contavano.Alice sentì tenerezza e decise di dar respiro al giovane, che sembrava un tantino imbarazzato.”Dai Lualdo….” Chiese con voce suadente ” Ti aiuto….. facciamo finta che non parli di me, ma che ti confidi…va bene? E poi -pizzicandolo nell’orgoglio- sei proprio sicuro di non essere ancora un ragazzo, caso mai solo un po’ cresciutello?”Lualdo sedette sulla sponda del letto, si sdraiò lasciando pendolare le gambe in fuori e ponendosi il dorso della mano sulla fronte quasi in un atteggiamento di chi rincorre il ricordo ma al tempo stesso cela in parte il proprio voltò iniziò a narrare di una volta in cui avevano giocato a nascondino, aveva circa undici o dodici anni, e capitò per caso a rintanarsi sotto il tavolo della cucina.Ricordava perfettamente che era stato attratto -senza neanche spiegarsene il motivo – da un paio di gambe accavallate che si nascondevano dal reggicalze in poi sotto una gonna grigia .Si, ricordava proprio bene, era rimasto affascinato dalla loro posa, ripensandoci forse lo attirava il fatto stesso che fossero incrociate l’una sull’altra , il dondolio che di tanto in tanto veniva loro impresso , i riflessi della luce della cucina lì ove s’infiltrava e le poneva in evidenza , aumentandone il contrasto con la zona d’ombra che s’infittiva sempre più man mano che s’avvicinava all’orlo della gonna.Sentiva che stava osservando un qualcosa che normalmente era proibito e sentiva che la situazione gli dava piacere e gli rendeva rigido il pene, che all’epoca chiamava – così come gli avevano insegnato – “l’uccellino” o anche ” il pisellino”.Non sapeva spiegarsi altro – sotto quel tavolo – se non che avvertiva piacere.Si nascose per diverse tornate al medesimo posto, anche se, alla fine dovette rassegnarsi ad essere scoperto una volta sì ed un’altra no.Era attratto da quella visione e ricordava che era spinto a toccare quelle cosce, ad alzare quella gonna, ad andare al di là di quel bordo che inesorabile ed ermetico le avvolgeva e fu così che con la scusa di nascondersi meglio riuscì ad appoggiarvisi strusciando lievemente con la spalle sulla parte che era sostenuta dalla sedia.Aveva anche visto che quelle gambe erano di Alice. Gli sembrò già allora di vederla diversamente.”Sai……-continuò un po’ tentennando – tu ,forse, non ci avrai fatto caso…anzi certamente non ti sei accorta di niente, ma da quel giorno , dal giorno cioè in cui, osservandoti le cosce , ho avvertito quella sensazione d’inspiegabile piacere, ho scoperto cioè che mi attraevano e mi dava un senso di soddisfazione guardartele, così come avvertivo la spinta di toccarti, ogni volta che ne avevo occasione con una scusa o con un’altra, ora per sottrarmi a Marcello che mi rincorreva, ora per farmi scudo con il tuo corpo, mi sono avvinghiato a te e, cingendoti alla vita, non ho perduto occasione per tastarti un po’ dovunque.””Ma…bravo! Ecco, perché ti rifugiavi sempre da me…..” incalzò Alice”Poi, verso i quindici anni o appena prima dei sedici , quando ormai, leggendo giornali, guardando qualche film , sentendo i discorsi di compagni più adulti, quanto meno sai quello che si fa con le donne, è capitato un fatto……” S’interruppe….., scosse un po’ il capo, e ,dopo un sospiro, di quelli che sembrano segnalare la presenza di un gran peso di cui non ci si riesce a liberare , riprese ” Ma …..che senso ha raccontartela …e poi ……non credo di riuscirci.. mi vergogno…”Alice si affiancò a lui, indugiò a lungo con la mano destra sul suo ginocchio per risalire lungo la coscia e soffermarsi all’inguine ove con movimento che sembrava studiato ne carezzava l’incavo sfiorandogli, quasi per caso, le palle, mentre il capo era poggiato sul torace del ragazzo, che baciava di tanto in tanto prima con le labbra e poi con la lingua ai movimenti della quale si contrapponevano in risonanza lievi contrazioni di piacere dei muscoli di Lualdo .La donna, iniziò a muovere aritmicamente la sua coscia su quelle del giovane e portò la sua mano ad impugnare il cazzo di Lualdo che si erigeva in tutto il suo giovanile rigoglio. Lo avvertiva, caldo e pulsante, dalla pelle liscia e delicata, rispondere alle sue strette leggere che accompagnava sempre con la circuizione tra pollice ed indice di quella cappella rosata ,che contrastava con la pelle leggermente bruna del fallo.Alice sentiva diffondersi quel sottile odore del maschio, proprio della zona genitale , che aumenta d’intensità così come monta l’eccitazione , sentiva che Lualdo sarebbe stato completamente suo e soprattutto la faceva impazzire di piacere il pensiero che sarebbe stata la sua iniziatrice ai veri piaceri dell’amore , in altre parole sarebbe stata lei che avrebbe condotto per mano Lualdo lungo il percorso più difficile della transizione dall’adolescenza alla maturità.”Non devi vergognarti…..-disse con quel tono di voce suadente e ammalliante che solo una donna può usare – qualsiasi cosa me la devi dire…… tra noi non ci deve essere niente che tu mi abbia preso senza che io lo sappia. Non ci deve essere niente che tu non mi dica o non ti dica…….. altrimenti anche tutto quanto sta accadendo sarà sciupato, non sarà più parte di una storia che tu hai vissuto…ma un episodio…uno dei tanti che nella vita di un uomo o di una donna può verificarsi..” Attese quasi una risposta che non venne ed allora continuò- Lualdo, tra noi non sarà possibile una storia che abbia una logica e normale conclusione, le nostre età e le nostre reciproche condizioni non ce lo consentono, ma è possibile vivere una grande storia……e per far questo dobbiamo saldare nella nostra conoscenza il passato con il presente, soprattutto il tuo, che mi ha visto protagonista…..anche se non è detto che tu non possa esserlo stato del mio……”Lualdo stimolato dalle ultime parole di Alice , carezzandole la schiena ed i seni , di cui tormentava di tanto in tanto i capezzoli ormai gonfi , sembrò quasi incredulo ” Io….ma dai…..- disse con il tono di chi non si lascia prendere in giro ma sotto sotto spera che ciò che ascolta sia vero – io nei tuoi pensieri passati…….”” Si…..-replicò Alice – proprio tu…ma …..te ne parlerò dopo che mi avrai detto tutto…proprio tutto di noi….. e poi non vedi che ti aiuto? Non ti è più facile mentre ti carezzo?” E portandosi verso il cazzo di Lualdo , scappellandolo fino alla base , si chinò su quella cupola rosa e con la punta della lingua la circuì, avvertendo l’inarcamento del giovane che spingeva il bacino verso l’alto nel desiderio di penetrarle la bocca ,che avvicinò di quel tanto perché le labbra accompagnassero la lingua poggiandosi lievi sul glande che succhiò dolcemente.Il respiro di Lualdo aumentò d’intensità e le sue mani le strinsero i capezzoli tanto forte da farle sfuggire un gridolino di dolore.Lualdo sentì come se l’inguine bruciasse, eppure era un fuoco piacevole, che alimentava la spinta del pene quasi a sembrargli che nel suo erigersi volesse staccarsi dalla base.