Inquitudini giovanili (III parte)

Quel giorno..di nascostoL’idea che la sua cappella era carezzata dalla lingua di Alice ed intorno al suo cazzo scorressero le labbra di Alice lo eccitava terribilmente, trasferendogli una specie di smania ed anche di angoscia strana ,quasi avesse paura di sognare, o che tutto quanto stava vivendo non fosse altro che la solita fantasia che negli anni passati aveva realizzato… con Alice.E così si fece forza, socchiuse gli occhi, lasciandosi quasi cullare dalle carezze di Alice, e vinse l’imbarazzo che ancora lo tratteneva dal proseguire nel racconto. La mamma di Marcello era uscita per compere ed aveva chiesto ad Alice la cortesia di dare di tanto in tanto un’occhiata ai due monellacci, tanto abitavano sullo stesso pianerottolo e non le sarebbe stato di troppo peso.Ricordò che con Marcello, suo amico del cuore ancora nell’attualità, scambiava le proprie confidenze e che tra di loro non mancava un certo benevolo agonismo e spirito di emulazione.L’età che attraversavano era quella tipica in cui si tenta di apparire già “uomini fatti” , a volte trasformando in racconti “reali” le classiche fantasie o anche i grandi desideri.La tacita competizione valeva soprattutto per l’argomento “ragazze” e per – come dire – le capacità sessuali ed attributi “erotici”.Il gioco intimo innocente consisteva in chi lo avesse più lungo ed in chi riuscisse ad “alzarlo” – per dirla in gergo – nel minor tempo possibile.Controllarono che la porta di casa fosse chiusa e non appannata, in modo che chiunque per entrare avrebbe dovuto bussare o aprire con la chiave, e, tirati fuori i rispettivi “piselli”, iniziarono a maneggiarli per garantirsi la vittoria.Quella volta , però, quello di Marcello sembrava non volerne proprio sapere ed era appena gonfio e piuttosto reclinato.Marcello imprecò contro Alice ” è sua la colpa… è la seconda volta e sempre e solo …subito dopo che la vedo…” e scoppiò, preoccupato, quasi in lagrime.Lualdo si fermò, capì che non avrebbe potuto scherzare sull’accaduto ma era fortemente interessato a comprendere cosa volesse dire Marcello.Quest’ultimo, dopo alcuni tentativi di sottrarsi, gli confidò che per caso aveva scoperto un posticino dal quale era semplice vedere Alice ………anche nuda e qualche volta anche con un suo amico , Giulio, fare quelle cose che si fanno quando si è fidanzati.Lualdo pregò l’amico di indicargli il posto e per convincerlo gli dovette finanche dire che in fondo in fondo in questo modo avrebbe potuto capire se veramente era riferibile ad Alice quanto gli accadeva perché se così fosse stato certamente l’effetto negativo sarebbe capitato anche a lui.Marcello lo condusse nella sua camera, aprì l’armadio a muro , spostò una pila di “topolino” ed indicò il buco della serratura della porta permanentemente chiusa   che faceva da parete interna dell’armadio e che anni innanzi era solo di chiusura del passaggio di un più vasto appartamento dal quale erano stati ricavati gli attuali due.Marcello si affrettò a ridurre la luce della stanza, accostando gli scuri ai vetri e spiegandogli che in tal modo si evitava che, sia pure per caso, dall’altro lato potessero rendersi conto di quello “spioncino”, che dava nella camera di Alice.Lualdo volle vedere e si rese conto che si osservava comodamente gran parte della stanza: il letto, che messo di traverso si offriva tutto allo sguardo ,nonché l’armadio con il portellone centrale specchiato che rifletteva la rimanente parte del locale.Ad un tratto, proprio nello specchio, apparve riflessa l’immagine di Alice. Lualdo istintivamente fece per ritrarsi, ma si trattenne e discostò l’occhio dalla serratura solo per far segno a Marcello di tacere. Alice si rimirò allo specchio, diede un colpetto ai capelli, passò le mani sul busto, quasi a voler ulteriormente stirare la camicetta, sollevò la gonna di quel tanto per tendere l’una e l’altra calza ed alla fine, girando su se stessa, scese con le mani dai fianchi verso le cosce, sollevandosi sulla punta dei piedi piuttosto compiaciuta per la propria immagine.Lasciò la camera e Lualdo si ritirò, riferendo a Marcello quello che aveva visto.Sentirono lo sbattere della porta d’ingresso e la voce di Alice che li cercava. Li invitò a fare i compiti in quanto era finita la “ricreazione”, avvisandoli che avrebbe avuto visite e si sarebbe fatta viva solo di tanto in tanto a meno che non vi fosse nulla di urgente.Capirono che avrebbero dovuto tenere d’occhio quel buco della serratura e decisero anche che poiché per Lualdo era la prima volta, Marcello avrebbe montato di guardia in caso di rientro di sua madre.Fu così che, dopo una vigile attesa che sembrò infinita, lo specchio dell’armadio riflesse l’immagine di Alice e quella di Giulio che teneramente abbracciati entrarono nella stanza per portarsi verso il letto, che si osservava direttamente.Alice vi si sedette di sponda e dopo un attimo vi si distese sollevando le gambe, che apparvero quasi in tutta la loro interezza, fasciate da calze grigio fumo e non più nascoste dalla gonna che si era raggomitolata su se stessa verso il basso.Lualdo sentì qualcosa attraversargli l’uccello e spingerlo contro la parete dello slip, il respiro gli si accelerò e dovette imparare quasi all’istante a trattenerlo e controllarlo.Alice riabbassò le gambe, tenendole in posizione piegata, così offrendo, inconsapevole, alla vista di Lualdo il triangolino bianco delle mutandine, ed invitò Giulio a raggiungerla. Le voci giungevano attenuatissime ma comprensibili tranne a perdersi quando i toni erano sussurrati.Giulio invitò Alice ad alzarsi, l’abbracciò e, baciandola, le insinuò le mani sotto la gonna mentre Alice fece sparire la propria tra i due corpi per rimostrarla di lato nel mentre carezzava il cazzo dell’uomo che la sospinse nuovamente verso il letto, precipitandovi sopra.Lualdo pensava che gli sarebbe piaciuto che Alice glielo toccasse e portò la mano sulla patta dei pantaloni comprimendola sul pene.Giulio spogliò lentamente Alice: le tolse la camicetta, baciandola sul collo e sulle spalle, le sfilò la gonna, lasciandola con le calze e gli slip mentre scendeva lungo il corpo della donna con i baci per soffermarsi sul ventre e con una mano s’insinuava tra le cosce, all’altezza dell’inguine, e l’altra liberava, carezzandoli, i seni dal reggiseno.La voce di Lualdo sembrava ricostruire quelle immagini, dare loro attualità e presenza quasi concreta, Alice ,intanto, non aveva smesso. nel mentre lo ascoltava. di carezzargli il pene, ma aveva solo rallentata di molto la sua azione, quasi adeguandola al ritmo del racconto.” Le tue mammelle – riferì Lualdo ad Alice che lo fissava con espressione quasi sorpresa e lievemente contrariata ,come a dolersi della violazione della sua intimità, nonostante il tempo trascorso – mi fecero un effetto notevole, si erano come allargate e poggiate sul tuo torace ed i capezzoli si erano eretti visibilmente……. sentivo la spinta della gran voglia di prenderli in bocca, ma fu quello che fece Giulio, che si pose a cavalcioni sul tuo corpo ,chinandosi per affondare il proprio viso tra di esse e baciartele.Di te sentivo i sospiri più forti e di tanto in tanto le parole d’amore che gli dicevi, intercalandole con le incitazioni a ” farti ” . Si….. ricordo bene ….come se fosse adesso : ti muovevi freneticamente sotto di lui, muovevi le cosce in continuazione, ora stringendole ora aprendole, ti portavi di tanto in tanto la mano all’inguine, sul quale a volte indugiavi a lungo, e gli dicevi con forza ” si.. fammi, dai, succhiami …dai, di più…di più…”. E fu allora che spostasti decisamente la parte di slip che ti ricopriva a mala pena l’inguine, quasi lo strappasti per liberartene e carezzasti con frenesia la fica, quasi   urlasti “vengo..” lasciando che io per la prima volta la vedessi, o meglio la immaginassi – dico oggi – in quel ciuffo di peluria nera , verso cui mi sentivo attratto. Fosti, però, interrotta dallo squillo del campanello, ti alzasti precipitosamente spingendo quasi Giulio ……… ed io mi ritrassi, ritrovandomi con un cazzo durissimo, con un gran caldo al viso ed una voglia incontrollata di toccarti… comunque di toccarti….”Lualdo si fermò quasi dovesse riprendere respiro, dopo aver faticato tanto nel rendere il suo ricordo adolescenziale.Alice, consapevole di dovergli dare un segno chiaro di sostegno o meglio di comprensione, dal cazzo scese con la mano a contenergli le palle, alle quali impresse con un rapido movimento delle dita un allegro ed eccitante movimento. Si portò con la bocca sulla cappella, rinchiuse le labbra intorno ad essa ed iniziò a discendere, scivolando in un’umida carezza, verso la base del pene, che toccava di tanto in tanto anche con la lingua…e succhiò, prima lievemente e ad intervallo rispetto alle discese ed ascensioni lente ma costanti della bocca, poi con maggiore intensità e frequenza, quasi come se volesse risucchiarlo del tutto.”Si…. continua così…… mi fai scoprire il paradis.. oooooo!” esplose Lualdo all’unisono con l’orgasmo che lo travolse .”Ti è piaciuto?….. piccolo mio…….? ” e senza attendere l’improbabile risposta si scoprì quasi a promettere: “Vedrai….. vedrai… quante cose scoprirai con me…. crescerai veramente in fretta… e non ti dovrai più arrangiare….”