Vendetta (V parte)

Mi ero addormentato vicino a Barbara, ma d’improvviso mi svegliai in preda al panico, erano le quattro di notte e le due ragazze stavano dormendo in casa mia, tutte e due nude. Non sapevo che cosa avesse detto Laura ai suoi genitori prima di uscire, ma il dubbio che quelli, preoccupati, la stessero cercando, e potessero in qualche modo arrivare a casa mia, sorprendendoci in una situazione simile, mi fece venire i sudori freddi; la madre di Laura voleva vedermi morto fin da quando avevo lasciato Elisabetta, la sua prima figlia. L’altra cosa che mi preoccupava era la possibilità che fermandosi sino al mattino in casa mia le ragazze non mi lasciassero la possibilità di recuperare le telecamere prima che il sorgere del sole svelasse il goffo camuffamento dietro cui erano nascoste.Con la massima delicatezza avvolsi Barbara nella coperta, la sollevai e la portai in studio, deponendola nel divano-letto al fianco di Laura, riuscendo ad evitare di svegliarle. Tornato in soggiorno recuperai le due telecamere, e le riposi in un luogo sicuro, un cassetto di un vecchio canterale di cui intascai la chiave; staccai poi i poster dalle pareti e li rimpiazzai con altri due integri. Risolto questo primo problema affrontai il secondo: andai da Laura, la svegliai con la massima dolcezza possibile, e le chiesi cosa avesse detto ai genitori uscendo di casa; la risposta fu quanto di meglio potessi aspettarmi, perché lei aveva detto che avrebbe passato la notte a casa di Barbara, che non voleva star sola intanto che il fratello era fuori città con degli amici.Rasserenato potei finalmente tornarmene a dormire, stavolta nel mio letto, e furono solo le voci delle due amiche a riscuotermi dal sonno alcune ore più tardi. “Ti dico che è questa la casa del filmato, non riconosci il bagno?” Era la voce di Laura, questa, riconoscibilissima, mentre quella di Barbara mi giungeva ovattata, difficilmente intelligibile. Pochi secondi dopo le due facevano irruzione nella stanza, e Laura esclamava trionfante: “Visto? Questa è la stanza, non ci sono dubbi, con un letto così.” Io ero ancora intorpidito e faticai a capire quel che diceva Barbara, ma il senso grossomodo era: “E così li hai scoperti rientrando a casa, ma anziché fermarli ti sei nascosto a filmarli; mi fai schifo, che razza di uomo sei?”, dopodiché uscì di corsa dalla stanza, e prima ancora che io riuscissi a raggiungere il corridoio sentii chiudersi la porta di ingresso; era andata. Mi voltai rabbioso verso Laura, e le ringhiai addosso tutto il mio disprezzo: “Ma che cazzo ti passa per la testa, dovevi proprio sottolineare il fatto che questa era la casa in cui venivano i vostri ragazzi a fottersi la mia donna? Adesso quella mi disprezza, e tutta la fatica fatta per convincerla a collaborare ai miei propositi di vendetta se ne va in malora. Grazie tante, “Miss spirito di osservazione”.”Anche lei si mise ad urlare: “Ohhh, ma che cazzo vuoi? La “fatica”, si, la fatica di scopartela, e poi che cazzo ne so io che tu non volevi farle sapere certe cose.” Non la ascoltavo nemmeno mentre mi infilavo a tempo di record (neanche in caserma ero mai stato così veloce, pur essendo in genere il più rapido della mia squadra durante l’addestramento) qualcosa per inseguire Barbara.Non starò a dilungarmi sul come riuscii a raggiungerla e a convincerla, con moltissima pazienza, che se avevo agito in un certo modo era solo perché ritenevo che fosse il modo più appropriato se si voleva arrivare ad una vera punizione dei fedifraghi, anziché accontentarsi di una semplice scenata: alla fine lei si calmò e potemmo tornare a casa mia, dove trovammo Laura che nell’attesa mi aveva saccheggiato il frigorifero per fare colazione; non capirò mai come certe persone possano mangiare di tutto senza mai mettere su un filo di grasso.A mente fredda cercammo di pianificare meglio la messinscena punitiva, ed una volta raggiunto un sostanziale accordo sul da farsi ci salutammo. Io passai il resto della giornata a fare una sorta di montaggio dei filmati delle due videocamere, riversandoli su una cassetta vhs; il risultato era indubbiamente scadente da un punto di vista artistico, ma era sufficientemente efficace per gli scopi che mi ripromettevo: quella cassetta sarebbe stata una parte della mia personale rivincita. Terminato quel lavoro nel tardo pomeriggio partii per andare a recuperare Gerry e mia madre, che dovevano aver terminato le loro fatiche in montagna, e a tarda sera ero di nuovo a casa, stavolta in compagnia della “mia” donna. Fu una serata piuttosto imbarazzante, in cui dovetti simulare un forte mal di testa, dovuto allo stress lavorativo, per giustificare certe mie anomalie di comportamento; non credo che Gerry potesse anche solo immaginare che io sapessi di lei e dei miei cugini, e che di conseguenza stavo dandomi da fare per tornargliela, ma mi sentivo lo stesso sulle spine, temendo che qualcosa potesse tradirmi.I giorni successivi passarono con una lentezza esasperante; io ero dovuto tornare al lavoro, e ciò lasciava mano libera a Gerry per riprendere gli incontri con Marco e Andrea; nonostante io avessi pregato Laura e Barbara di fare i salti mortali per tenere impegnati i loro ragazzi per più tempo possibile, non riuscivo a togliermi di dosso la spiacevole sensazione che in ogni istante si stessero sviluppando nuovi palchi di corna sulla mia testa, e le mie giornate erano scandite da ricorrenti attacchi di nausea, causata dalla tensione.Arrivò infine il gran giorno: io ero riuscito a trovare sei dei miei vecchi compagni di squadra, essendo tutti gli altri in vacanza, e con loro avevo cercato di stabilire nei dettagli quel che avremmo fatto; uno di loro mise a disposizione la sua nuova casa, una vecchia cascina in corso di ristrutturazione, sui colli vicino alla città, che in quel periodo era deserta, nella quale avremmo potuto nasconderci agevolmente in attesa dell’arrivo delle vittime. Informai Laura che nel giorno concordato loro avrebbero dovuto far di tutto per riuscire a trascinarsi dietro fin lì i due gemelli, ed una volta entrate avrebbero dovuto comportarsi come se volessero scatenare un’orgia: al momento opportuno, quando i miei cari cugini sarebbero stati al culmine dell’eccitazione, saremmo entrati in scena noi, mascherati, simulando di essere banditi, magari immigrati, in cerca di famiglie isolate da rapinare, che, non trovando nulla di valore, si sarebbero scagliati sulle due ragazze per sfogare la loro frustrazione. Per ridurre il rischio che per quella sera i due decidessero di ignorare le loro ragazze per dedicarsi a Gerry, io feci credere a quest’ultima che eravamo stati invitati a cena da un conoscente, e che lei non poteva assolutamente mancare; solo all’ultimo minuto, quando ormai sapevo che già Laura e Barbara erano in compagnia di Marco e Andrea, dissi a Gerry che la cena era stata rinviata e che io sarei andato con i miei amici in un tiro a segno fuori città; era questa un’attività che lei non sopportava, ma che mi aveva concesso di praticare di tanto in tanto, e sapevo quindi che non l’avrebbe insospettita, né che avrebbe voluto accompagnarmi.Giunsi alla casa del mio amico, e nascosi l’auto nel vecchio fienile, dove già c’erano quelle degli altri ragazzi; entrai in casa e mi nascosi con gli altri in un sottoscala buio, da cui si poteva sbirciare agevolmente l’ingresso, e da cui si riusciva a sentire chiaramente quel che accadeva nelle stanze del pianterreno. Dopo circa mezz’ora di attesa sentimmo il rumore di un’auto che si avvicinava, lo scricchiolio del ghiaietto, che ricopriva il cortile, sotto le ruote dell’auto, ed infine le portiere sbattute e le prime voci dei nostri ospiti.La porta si aprì, si accese la luce, e si sentì Andrea esclamare: “Meno male, c’è almeno la luce in ‘sto posto di merda; ma chi cazzo è lo stronzo che ha deciso di venirsene a vivere qui?”. Max, il proprietario, si chinò verso di me e bisbigliò: “Aspetta un po’ e lo vedrai, lo stronzo.”, e ridacchiò sommessamente. Sentii parte della risposta di Barbara: “… di mio fratello; non lo conosco, ma siccome lui è andato in vacanza ha lasciato le chiavi a mio fratello. Visto che mio fratello è tornato, e che stasera non potevamo restare a casa mia, ho pensato che saremmo potuti venire qui.” “Brava, piccina, hai studiato bene la parte”, pensai dentro di me. Dai rumori potevamo capire che erano passati in una specie di salotto, solo parzialmente arredato, e da lì nella stanza da letto al pianterreno. Le voci giungevano ora ovattate, le parole non erano più comprensibili, ma l’intonazione permetteva di avere un’idea sufficientemente chiara di quel che stava succedendo.Quando pensammo che fosse giunto il momento di intervenire scivolammo nel più assoluto silenzio fuori dal sottoscala, raggiungemmo il quadro dei contatori nell’ingresso e togliemmo la luce. Subito si sentì un coro di urli (dei ragazzi) ed urletti (delle ragazze), cui fece seguito il solito Andrea, che dalla voce sembrava stesse venendo verso di noi: “L’avevo detto io che è un posto di merda, e adesso chissà dove sarà quel fottutissimo contatore.” Laura gli urlò dietro “Mi sembra di averlo visto nell’ingresso, dietro la …” ma non completò la frase, o almeno io non la sentii, perché in quel momento Andrea era sbucato dalla porta del salotto, e la sua sagome era visibilissima grazie alla luce del cortile che filtrava dalle finestre della stanza alle sue spalle; non fece a tempo a fare due passi che subito quattro robuste braccia lo afferrarono, e mentre stava gridando: “Ma chi …” il gomito di Max si abbatté sul suo stomaco togliendogli il fiato. Subito fu gettato a terra e gli fu infilato in bocca un fazzoletto appallottolato, intriso di sudore, tanto per dare un tocco di realismo in più: avete mai visto violenti rapinatori che si preoccupano di usare fazzoletti puliti per imbavagliare le loro vittime? Mentre due restavano a tenere bloccato Andrea, io guidai gli altri quattro addosso a Marco, che stava venendo a vedere la causa dell’urlo soffocato del fratello; abbagliato dalla luce delle torce che gli puntammo sul viso alzò istintivamente le mani per cercare di ripararsi gli occhi, ma così facendo espose il corpo, e subito un mio violento pugno lo centrò al fegato, facendolo letteralmente piegare su se stesso. Anche Marco fu subito immobilizzato ed imbavagliato, e pochi secondi dopo le ragazze venivano trascinate con modi bruschi nel salottino; non so se recitassero molto bene o se fossero veramente scosse per l’irruenza della nostra azione, ma certo non diedero in alcun modo a vedere di essere d’accordo con noi. Max finse di interrogarle in un italiano stentato, e saputo, in mezzo a lacrime e singhiozzi, che in casa non c’era nessun altro, fece un fischio modulato; in risposta a quel segnale convenuto i due rimasti nell’ingresso con Andrea ridiedero corrente e ci raggiunsero poi in salotto con il loro prigioniero.Il quadro che si presentava ai nostri occhi era veramente impressionante; i miei cugini, quasi nudi (Andrea portava boxer e maglietta, Marco solo i boxer), erano seduti, privi di forze, su delle scomodissime sedie impagliate, che penso non provocassero sensazioni piacevoli alla loro pelle, mentre quattro dei miei amici li stavano legando saldamente con delle robuste corde da alpinismo; le due ragazze stavano invece in piedi, addossate alla parete di fronte alle sedie dei due ragazzi, e la bellezza dei loro corpi giovani splendeva nella cornice della raffinata biancheria intima che avevano indossato. Barbara era come sempre sensazionale: indossava un coordinato di seta nera che lasciava letteralmente senza fiato; Laura invece portava lingerie di pizzo rosso, e sembrava più grande dei suoi diciotto anni, forse per merito del trucco. Intorno a loro si aggiravano sette energumeni col volto coperto, chi da passamontagna, chi da maschere di carnevale. Dopo aver raccolto i loro abiti e averli fatti passare alla ricerca di soldi e altri oggetti di valore Max finse di scagliarsi con rabbia contro i due ragazzi: “Solo questo? No altri soldi? Merda!!” e allungò un manrovescio a Marco; fece finta di voltarsi per allontanarsi ma subito si voltò e, ricordandosi della propria intenzione di fargli conoscere lo stronzo proprietario della casa, diede un calcione nella coscia ad Andrea, che cadde a terra insieme alla sedia su cui era legato. Osservai le due ragazze e notai una certa soddisfazione malcelata sul viso di Barbara, mentre Laura sembrava indifferente alla sorte del suo ragazzo. La messinscena proseguì per qualche minuto; alcuni andarono a frugare nell’auto lasciata in cortile, ma non avendo trovato niente tornarono e fecero il gesto di avventarsi contro i due malcapitati, sfoderando dei simpatici coltelli a serramanico; “No”, risuonò la voce di Max, seguita da incomprensibili parole di sua invenzione, che peraltro noi non avevamo bisogno di capire, ben sapendo cosa doveva venire adesso.Simultaneamente ci portammo in direzione delle ragazze, e noncuranti delle loro invocazioni di pietà cominciammo a palpeggiarle brutalmente in tutto il corpo; presto le nostre mani presero ad infilarsi sotto i pochi indumenti superstiti, ed infine al mio segnale anche questi indumenti sparirono, brutalmente strappati da mani vogliose; le due ragazze cominciavano ora a mostrare vero terrore, perché le cose stavano probabilmente spingendosi oltre a quanto concordato, e sapevano che il fatto di conoscerci non le avrebbe aiutate se noi eravamo decise a violentarle, anzi, sarebbe stato per loro un pericolo in più, perché per evitare ogni rischio di denuncia avremmo potuto anche pensare di ucciderle. Io sapevo bene che le cose non si sarebbero mai spinte a tal punto, ma avevo voluto che l’approccio iniziale fosse particolarmente violento per fare nascere in loro autentico panico, per scongiurare il rischio che i due ragazzi mangiassero la foglia.Ad un altro mio cenno trascinammo le ragazze nella vicina camera da letto, lasciando uno di noi a vigilare sui due prigionieri; chiusi la porta e a quel punto sollevai il passamontagna, facendo cenno alle ragazze di fare silenzio. I miei amici le avevano lasciate, e loro ora cercavano di nascondere le parti intime colle mani, standosene sedute sul fianco del letto. Mi avvicinai e a bassa voce dissi: “Scusate, ma era necessario per non far nascere sospetti; ora viene la parte più difficile: sapete che non ci basta fargli pensare che voi siate state violentate, ma che vogliamo fargli credere che la cosa vi sia piaciuta moltissimo, perché i vostri violentatori erano veri uomini, a differenza dei vostri ragazzi. Per ottenere un risultato simile si può semplicemente aprire la porta e cominciare un concerto di gemiti e sospiri, nella speranza che loro di là ci caschino, ma io personalmente ritengo che solo il sonoro non sia sufficiente, ma che sia necessario fargli vedere qualcosa, e quel qualcosa deve dare l’impressione di essere fatto da voi in piena libertà, senza che qualcuno di noi vi tenga ferme. Vi avevo detto che voi sareste state libere di decidere fino a dove e con chi spingervi, e che noi saremmo stati a vostra disposizione in tutto; bene, questo è il momento di farlo.”A un mio cenno i miei amici cominciarono a spogliarsi, ed un minuto dopo eravamo tutti e sei nudi di fronte a loro, indossando solo maschere o passamontagna; avevo fatto in modo che un mio amico, Enrico, soprannominato “pannocchia” per le dimensioni del cazzo, si venisse a trovare proprio di fronte a Laura, perché mi era parso di capire che lei fosse la tipa poco propensa a farsi scappare un’occasione simile, mentre io ero di fronte a Barbara. Dopo un minuto di imbarazzato silenzio, nel corso del quale le ragazze si guardarono più volte, quasi a cercare ognuna conferma alle proprie voglie nello sguardo dell’amica, e mentre noi ragazzi ce lo menavamo lentamente sotto i loro occhi, fu infine Laura a parlare: “Va bene, visto che siamo qui tanto vale andare fino in fondo, ma sia chiaro che saremo noi a condurre le danze, e noi a stabilire in che momento i due stronzi dovranno essere fatti affacciare per vedere cosa succede. D’accordo?” Inutile dire che noi non avemmo nulla da obiettare, e così l’orgia ebbe finalmente inizio.Laura, come previsto, si lanciò sul cazzo di “pannocchia”, e dopo averlo carezzato a lungo cominciò a coprirlo di baci, partendo dalla base e salendo lungo l’asta fino a raggiungere il glande; eravamo tutti fermi ad osservare la scena, perché pensavamo che difficilmente lei avrebbe mai potuto prendere in bocca un cazzo di simili dimensioni, ma contrariamente a quel che pensavamo, dopo aver tormentato quell’enorme cappella colla lingua, all’improvviso schiuse le labbra e la inghiottì. La smorfia di piacere di Enrico si trasformò in uno spasmo di eccitazione per noi spettatori, ma Laura voleva evidentemente stupirci, perché ruotando leggermente la testa e aprendo al massimo le mascelle fece ogni sforzo per giungere ad accogliere quel randello di carne fin nel profondo della sua gola. Enrico era in estasi, e continuava a ripetere: “La gola, le scopo la gola, mai nessuna me lo aveva preso così a fondo.” Lo spettacolo durò solo un minuto, perché Laura non poteva resistere con quell’arnese che le riempiva la bocca, ma fu sufficiente a far salire ancor di più la temperatura: Laura si sdraiò sul letto invitando Enrico a raggiungerla, ma nel frattempo cominciò ad accarezzare il cazzo di un altro ragazzo che le stava vicino. Quando Enrico l’ebbe penetrata, strappandole un grido di dolore, lei lo fece ruotare su se stesso in modo da venirsi a trovare impalata sopra di lui, e da questa posizione, libera di usare le mani, cominciò a masturbare due ragazzi, quello di prima ed un altro, che aveva fatto salire sul letto ed inginocchiare ai lati di Enrico; di tanto si chinava verso uno dei due e gli succhiava per un po’ il cazzo, poi tornava a raddrizzarsi e riprendeva il lavoro di mano. Il trattamento di Enrico doveva essere piacevole, perché dalla bocca di Laura uscivano frasi sconnesse, di cui ogni tanto si capivano alcune parti, come “Oh, si, lo sento”, “Che meraviglia”, “Che grosso”, ecc.Ad un certo punto disse: “Avanti portate qui quello stronzo del mio ragazzo, che deve vedere cosa vuol dire scopare.” Io, Max, e l’altro disoccupato andammo nell’altra stanza e sollevammo la sedia di Andrea, che sbarrò gli occhi in preda al terrore, e avendo cura di farlo sbattere un po’ negli stipiti lo portammo in camera, appoggiando la sedia a lato del letto, in modo che potesse vedere ogni cosa nei minimi dettagli. Laura aveva smesso di smanettare i due ragazzi e si stava dedicando esclusivamente ad Enrico, che le dava colpi di una violenza devastante, facendola sobbalzare ritmicamente sul letto. “Siii, scopami, più forte, ancora di più; voglio sentirti tutto dentro di me. Oddio, come sei uomo, fammi male. E tu, stronzetto, – rivolta ad Andrea – guarda e impara, ecco cosa vuol dire scopare una donna.” Andrea provò a voltarsi, ma mani brutali lo costrinsero a girare il viso in direzione del letto. Laura stava evidentemente prendendoci gusto, perché ad un certo punto si rivoltò verso uno dei ragazzi che aveva stuzzicato prima e gli disse: “Avanti, vieni anche tu, muoviti.”, e nel farlo si piegò in avanti , portando le mani a divaricare i glutei. Matteo, così si chiamava il ragazzo in questione, era dotato di un cazzo non troppo grosso, ma decisamente lungo e straordinariamente ricurvo. In pochi secondi fu in ginocchio alle spalle di Laura, e si insalivò ben bene le mani per poi passare a lubrificarsi il cazzo; stava anche per dedicarsi al buchetto della ragazza quando lei disse: “Non perdere tempo, piantamelo dentro e basta. Ci godo di più se mi fai male.”Matteo ruppe gli indugi e posizionò la cappella sul buco del culo di Laura, poi diede un colpo secco coi reni e lo sfintere di lei cedette senza opporre resistenza, segno che lei teneva ben esercitato lo stretto anellino. La penetrazione però si arrestò subito, e tutti capimmo che era la massa di “pannocchia” a creare l’ostacolo; lo capì anche il diretto interessato, che uscì il più possibile dalla figa di Laura e poi, quando sentì Matteo avanzare, tornò a sua volta a conficcarsi in profondità. Lo spettacolo era incredibile: la ragazza, schiacciata trai due maschi atletici, non solo non appariva dominata, ma sembrava anzi in grado di condurre lei le danze, dettando il ritmo alle spinte dei suoi amanti per sincronizzarle col suo respiro, che diventava sempre più affannoso: ogni espirazione si trasformava in un’incitazione, un “Si”, un “Dai”, un “Ancora”, finché all’improvviso dalla sua bocca uscì quel che sembrava un “Aspettate”; i due si fermarono lei fece cenno all’altro ragazzo di prima di salire sul letto e di piazzarsi colle ginocchia ai lati della testa di Enrico. Finalmente Laura poté sentirsi piena, perché anche il terzo cazzo trovò facilmente posto nella sua bocca accogliente e vogliosa. Guardai Andrea, e vidi che il suo viso era rigato dalle lacrime, ed in cuor mio risi: “Piangi stronzo, vedrai dopo cosa ho in serbo per te.”L’esibizione di Laura proseguì ancora per alcuni minuti, ma io non la seguii tutta, perché finalmente anche Barbara si riscosse ed entrò in gioco scegliendo proprio me per cominciare. Mi abbracciò e cominciò a baciarmi lungo tutto il corpo, mentre io la accarezzavo cercando di stimolare i punti che quella notte a casa mia avevano dato le risposte migliori. Mi fece stendere sul lato del letto rimasto libero e salì a cavalcioni su di me, dandomi però la schiena. In questa posizione cominciò a strusciare la vulva avanti e indietro sulla mia pancia, mentre colle mani continuava ad occuparsi amorevolmente del mio cazzo; in particolare mi sfiorava coi polpastrelli la parte inferiore del glande, facendo di tanto in tanto rapide escursioni lungo il frenulo, verso la base del pene. Tornava poi ad accarezzarmi delicatamente per cambiare all’improvviso metodo, cingendomi la verga con tutte e due le mani e muovendole rudemente in su e in giù, causandomi un leggero dolore che però subito si tramutava in piacere. Io morivo dalla voglia di entrare in lei, ma sapevo che dovevo stare ai patti, e lasciare che fosse lei a decidere il momento.Dopo alcuni minuti le urla di Laura al nostro fianco segnalarono che aveva raggiunto l’orgasmo, e voltandomi mi accorsi che tanto Matteo quanto l’altro ragazzo erano già venuti, e si stavano ora gustando la scena coi loro cazzi semi mosci, e che solo Enrico continuava a stantuffare la figa di Laura col suo arnese da scasso. Terminato l’orgasmo della ragazza il mio amico, deciso a godere, la sollevò letteralmente di peso, e senza uscire da lei si sollevò dapprima a sedere, poi, arrivato a mettere i piedi a terra, si alzò. In questa posizione, senza bisogno di appoggiarsi ad un muro, tenendola semplicemente tra le sue braccia poderose, cominciò a pomparla selvaggiamente. Andrea si trovava col viso a pochi centimetri e poteva veder il cazzo superbo di Enrico entrare ed uscire dalla figa della sua ragazza, che sotto l’effetto di quella terrificante stimolazione ebbe una lunga serie di orgasmi, fino ad abbandonarsi esanime tra le braccia del suo amante, che finalmente, dopo un tempo infinito, venne a sua volta, riempiendo la figa di Laura con un’enorme quantità di sperma, che uscì copioso quando lui si sfilò da lei.La scena era stata tanto sconvolgente che tutti ci eravamo fermati a guardarla, e alla fine restammo immobili e senza fiato. Fu Barbara a spezzare il silenzio irreale ordinando con cattiveria: “Portatelo qui”. Capimmo subito a chi si riferiva e Max e l’altro ragazzo rimasto fino ad allora inattivo si precipitarono in salotto, per tornare subito dopo insieme all’ultimo del gruppo portando Marco ben legato alla sua sedia. Anche lui fu deposto a lato del letto, dalla parte dove mi trovavo insieme a Barbara, e lo spettacolo poté avere inizio.
Barbara, dopo avere brevemente ripreso i suoi giochetti col mio cazzo, ad un certo punto si spostò un po’ verso i miei piedi, si sollevò, afferrò il mio cazzo per posizionarlo in corrispondenza della sua figa e si lasciò poi andare di peso, infilzandosi in un solo colpo. Aveva evidentemente appreso molto bene la lezione dell’altra sera, perché anziché prendere un ritmo regolare, cominciò a muoversi in modo apparentemente sconclusionato, cercando in realtà di sperimentare tutte le posizioni che offrivano una piacevole stimolazione, ed ogni volta che ne trovava una sottolineava la “scoperta” con profondi sospiri, soffermandosi poi per alcuni istanti in quella posa, eventualmente ripetendo i movimenti che le avevano dato piacere, prima di ripartire nelle sue esplorazioni. Io per conto mio cercavo di segnalarle i passaggi più piacevoli dal mio punto di vista con quelle spinte che, senza far muovere il bacino, si limitano a far gonfiare al massimo il cazzo, e Barbara era pronta nel recepire questi miei segnali, e generosa nel darmi razioni supplementari di piacere. Continuammo a lungo di questo passo, ed entrambi avevamo raggiunto il plateau, riuscendo però ad evitare di godere troppo in fretta.; devo dire che con Barbara c’era una magnifica intesa sessuale, che non aveva bisogno di parole, o anche solo di sguardi di intesa, un’intesa quale non avevo mai avuto con nessun altra ragazza.Fu ovviamente lei a porre termine alla prima fase del gioco, sfilandosi all’improvviso; io non ero preoccupato, perché immaginavo che questo volesse dire che si sarebbe passati a qualcosa di ancor più eccitante, ed il mio pensiero ebbe un’immediata conferma. Lei scivolò lentamente all’indietro sul mio corpo, fino a giungere ad agitare il suo culo e la sua figa sopra la mia faccia; disse solo: “Preparami il culo.”, e subito si tuffò sul mio cazzo, prendendo in bocca il glande. Non riesco a descrivere le sensazioni che provai mentre la sua lingua mi accarezzava, ora con dolcezza, ora con ruvida insistenza, la superficie tesissima della cappella; restai immobile per alcuni secondi per bearmi di quel calore, di quella pressione, ma infine mi riscossi pensando a quello che mi si prospettava, e cominciai a dedicare le giuste attenzioni al culo di Barbara. La baciai a lungo, sia sullo sfintere che sul perineo e sulle grandi labbra, poi cominciai a farmi più ardito ed insistente, dando brevi colpetti colla punta della lingua. A quelle stimolazioni lei dapprima reagì dando segno di fastidio, o di timore, tanto che ad ogni tocco seguiva una contrazione, che sottraeva parzialmente lo sfintere alla mia vista, ma in seguito la cosa cominciò a piacerle, tanto che tra un contatto e l’altro lei spingeva per offrirmi un più agevole accesso. Quando mi parve ben disposta introdussi due dita nella figa, costringendola ad abbandonare per un momento la presa sul mio cazzo, poi le ritrassi ben lubrificate e mi portai all’assalto dell’ano; cominciai con un lento massaggio circolare, a cui lei si abituò rapidamente, poi continuai, aumentando gradualmente la pressione. Ripetei più volte il tuffo delle dita finché il suo sfintere, ben lubrificato, si aprì sotto la spinta dei miei polpastrelli, accogliendo la falangetta del mio dito medio. Barbara contrasse allora violentemente il culo, ma dopo alcuni secondi di attesa sentii la pressione allentarsi e potei cominciare un lentissimo movimento di penetrazione, interrotto da alcune soste per permetterle di adeguarsi alla sensazione di dilatazione dei muscoli anali. In breve lei fu in grado di sopportare senza dolore il movimento del mio dito nel suo culo, ed allora introdussi qualche variante; non mi limitai più ad un moto rettilineo, avanti ed indietro, ma cominciai anche una danza circolare, che mi portava a premere in modo più incisivo sulle pareti del suo retto, in particolare su quella anteriore, trasmettendo così una leggera stimolazione alla parete posteriore della vagina. Barbara dava ora i primi segni di apprezzamento per quello che stavo facendo, e non si limitava più a cercare di evitare il dolore, ma si muoveva assecondando il mio movimento nel tentativo di trarne il maggior piacere possibile. A quel punto decisi di stringere i tempi; estrassi per un secondo il dito ma subito tornai ad insinuarlo nel suo ano, stavolta però non da solo, bensì in compagnia dell’indice. Le due dita accoppiate fecero fatica a superare lo sfintere, ma con pazienza e delicatezza ogni difficoltà fu vinta, ed una volta dentro non ebbi quasi bisogno di muovermi, perché subito Barbara cominciò a dimenarsi godendo della sensazione di riempimento indotta dalle mie dita.Lei stava già cominciando a godere, con una facilità che mi sorprendeva, quando decise di non sprecare l’eccitazione dell’orgasmo imminente, e sfilandosi le mie dita dal sedere si portò rapidamente verso i piedi del letto fino a trovarsi col culo sulla verticale del mio cazzo; nuovamente si calò con decisione su di me, ma stavolta trovai accoglienza nel suo buco posteriore. L’adattamento alle dimensioni del cazzo fu più lungo e difficoltoso che per le dita, ma infine Barbara superò le sensazioni di dolore e poté cominciare a cavalcarmi con impeto, emettendo gridolini di godimento, forse accentuandoli un po’ per umiliare ancor più il suo ex-ragazzo. L’eccitazione era tale per lei che durò poco, e dopo una decina di penetrazioni si lasciò andare ad un orgasmo intenso, prolungato; non fu una cosa esplosiva, anzi, direi piuttosto intima, nel senso che non urlò, né si dimenò, ma sembrò piuttosto che si ripiegasse in se stessa, estraniandosi dal mondo, per poter meglio cogliere i segnali che le venivano del suo corpo. Restò a lungo immobile, col mio cazzo saldamente affondato in lei, cercando di recuperare il controllo di sé, ed infine disse solo: “Meraviglioso”.Io mi ero raddrizzato, per quanto me lo consentiva la sua presenza su di me, e da dietro avevo cominciato a massaggiarle il seno e a ricoprirle di baci il collo e le spalle; quando una mia mano scese verso il suo inguine e giunse a stimolarle il clitoride lei, emesso un sordo gemito, mi fermò: “No, voglio che sia un cazzo ad occuparsi della mia figa”, e così dicendo fece un cenno a Max, invitandolo a salire sul letto con noi. Rapidamente, con un’agilità stupefacente, sempre restando seduta sul mio cazzo, distese le gambe, dopodiché si lasciò andare all’indietro, appoggiando la sua schiena al mio torace; in quella posizione sentivo il cazzo che mi tirava all’inverosimile, come se stesse per essere sradicato, ma la sensazione non era del tutto sgradevole. Sentii il letto cedere sotto il peso di Max, che non potevo vedere perché i capelli di Barbara mi coprivano il viso, e all’improvviso avvertii la massa del suo cazzo spingere, nel tentativo di entrare nella vagina, ed esercitare una forte pressione contro la parte inferiore della mia asta. Il primo tentativo di penetrazione fallì, ma io da dietro afferrai le cosce che Barbara teneva sollevate, e le tirai ancora più in su , fino a fargliele premere sul petto. A questo punto, agevolato anche dal fatto che io mi ero parzialmente sfilato dal culo, Max riuscì ad entrare nella figa di Barbara, che iniziò a gridare la sua gioia ed il suo piacere nel sentirsi finalmente riempita a dovere; fu una scopata animalesca, che ci portò in un crescendo di eccitazione a lasciarci andare come non mai; feci un’enorme fatica a trattenermi anch’io dal parlare, e lasciai a Max il compito di pronunciare le frasi concordate per accrescere l’umiliazione dei miei cugini, frasi del tipo “Si vede che non vi avevano mai scopato a dovere, questi due stronzi”. L’orgasmo arrivò quasi in contemporanea per noi; io fui il primo a cedere, seguito da Barbara, ed infine da Max, e per parecchio tempo restammo allacciati, inerti, incapaci di muoverci.Fu Laura a rompere il silenzio incantato che regnava nella stanza: “Ragazzi, siete meravigliosi, come vorrei avervi incontrati prima; ma qualcosa mi dice che non sia ancora finita, visto che due di voi sono rimasti a guardare. Che ne dici Barbara? Uno per uno non fa male a nessuno.” Max ed io rotolammo stancamente giù dal letto, lasciando spazio agli ultimi due “stupratori”; la stanchezza delle due ragazze però non lasciò spazio a grandi evoluzioni, ed i due si limitarono a scoparle in posizione canonica, arrivando rapidamente all’orgasmo. Laura e Barbara però pretesero che non venissero dentro, bensì su di loro, e furono accontentate, ricevendo una copiosa sborrata su pancia e tette. Spinti via i due maschi le ragazze si ripulirono a vicenda con amorevoli leccate, e la vista di quella scena riuscì a risvegliare i cazzi mosci di tutta la compagnia, tanto che per alcuni istanti sembrò quasi che tutto potesse ricominciare, ma poi prevalse la consapevolezza che era meglio porre termine alla messinscena; le ragazze furono fatte alzare, e i miei cugini vennero slegati e privati del bavaglio, e costretti a stendersi nudi sul letto ancora caldo delle evoluzioni amorose delle loro ex-ragazze.Toccò ancora una volta a Max impartire gli ordini per la realizzazione dell’ultima parte della mia vendetta: “Bene, stronzetti, visto come piaciute vostre donne? Voi venuti qui per sesso, no? Bene, adesso divertiti voi; avanti, succhiatevi il cazzo!” Marco scattò come una molla urlando “No, questo …”, ma non finì la frase, bloccato da un tremendo ceffone di Max che lo spedì a sputare sangue sul letto. “Non siamo capiti, o voi succhiate, o noi rompiamo il culo, chiaro ora?”, e ad un suo cenno “pannocchia” si fece avanti massaggiandosi il cazzo per riportarlo in piena efficienza. Andrea, visibilmente terrorizzato, cedette. “Va bene, va bene, ma non fateci del male.”, e con aria disgustata si chinò verso il fratello, fino a giungere a sfiorargli il cazzo moscio col viso: “Marco, ci conviene fare come dicono, o questi ci ammazzano, o peggio; va bene?”. Marco non rispose, ma si limitò ad annuire col capo, tenendo gli occhi chiusi quasi a volersi riparare dal disgusto della scena; il suo cazzo restava però inerte e Andrea non sapeva come fare per iniziare, ed allora intervenne Laura in suo aiuto. “Guarda un po’ che mollaccione; e tu, imbranato, non sei neanche capace di farlo venir duro ad un altro uomo. Adesso ti do una mano io, ma tu guarda e impara perché poi devi finire da solo, chiaro? Ehi, Marco, scommetto che ti attizza l’idea di fartelo ciucciare dalla ragazza di tuo fratello, eh?”. Laura aveva evidentemente colto nel segno, perché solo a sentire quella frase il cazzo di Marco ebbe un sussulto di eccitazione. “Hai visto che porco il tuo caro fratello, è già quasi pronto a farselo succhiare come si deve, gli manca solo un piccolo aiutino.” e ciò detto si tuffò sul cazzo semi-rigido, iniziando a leccarlo avidamente. Intervenne però Max che la sollevò in malo modo dicendo: “Lui deve succhiare, non tu”, ed in modo altrettanto brusco afferrò Andrea per il collo e lo spinse sul cazzo di Marco. “Adesso basta storie, succhia”. L’incestuoso pompino ebbe finalmente inizio, e io, non visto, recuperai la videocamera nascosta in precedenza, e filmai, restando nascosto in seconda fila, tutta la scena, fino alla sborrata di Marco sulla faccia di Andrea. Filmai anche il lavoretto di Marco a beneficio del fratello, e alla fine mi affrettai a far sparire la videocamera, prima che i cari cugini la scorgessero.La serata era ormai giunta al termine, e Max pronunciò il discorsetto di commiato: “Ora andiamo, ma voi state fermi fino domani mattina; vostre ragazze vengono con noi, ma poi lasciamo libere. Dimenticavo, niente denunce a polizia, noi sappiamo dove trovarvi, – disse, sventolando la patente di uno dei due – mentre voi non sapete dove siamo noi. Tutto chiaro?” Nessuno dei due osò ribattere, e noi ci allontanammo, lasciandoli nudi e al buio in quella che per loro era stata un’autentica camera di tortura.”Vendetta era (quasi) fatta.