Il binocolo

Da pochi mesi si era trasferita di fronte casa mia un’insegnante di educazione fisica al suo primo insegnamento nella mia città.Lei si chiama Natalia, una ragazza di 33 anni, fisico minuto, con due piccole tettine ben fatte, un corpo magro ed atletico, ed un culetto disegnato perfettamente che rendeva il corpo assai appetibile. Subito mi venne il desiderio di poterla guardare più da vicino, e complice il mio binocolo, un pomeriggio osservai attentamente come svolgeva le sue faccende domestiche, ed in particolare mentre stendeva i panni sul balcone.Era quasi estate, ma già faceva un gran caldo. Lei indossava un paio di pantaloncini attillatissimi, tipo ciclista ma più corti, ed una magliettina senza maniche piuttosto larga e scollata. Attraverso i suoi movimenti, potei ben presto spiare il candore di quei piccoli seni ben rotondi; aveva due capezzoli rosa teneri ma ben erti, che svettavano ogni qualvolta lei si piegasse per raccogliere il bucato dalla cesta. Il suo bellissimo culetto aveva una forma eccezionale, soprattutto quando era ritta, sia vista da dietro sia di profilo. Vista da dietro, si vedeva anche ad occhi nudi quel piccolo incavo che si forma nella parte alta delle cosce in un corpo snello ed atletico di donna. Col binocolo, poi, potevo apprezzare la pelle liscia delle gambe e l’addome piatto e leggermente muscoloso che esaltava quel bel fisico. Portava i capelli corti alle spalle di colore castano, e aveva due occhi grigi davvero belli.Un giorno, avendola incontrata da vicino, e parlandole un po’, notai che aveva uno sguardo dolce e penetrante, e in quel momento pensai che dovevo uscire allo scoperto dichiarandomi. Fu un attimo, ma subito ritenni che non era conveniente, dato che era una collega di mia madre, ed avevo paura, non conoscendola bene, di una sua reazione che avesse potuto inguaiarmi. In effetti, lei era felicemente sposata con un figlio, e nulla poteva far pensare che i suoi rapporti coniugali fossero instabili; inoltre c’era quest’amicizia con la mamma che frenava i miei istinti passionali.Passarono i giorni, ed ogni tanto, quando da me non c’era nessuno, provavo a spiarla dalla solita finestra con l’inseparabile binocolo. La distanza è di circa 20 metri, ed io mi trovo un paio di piani più in alto, per cui con le lenti dell’attrezzo, posso vederla perfettamente, quasi potessi toccarla.Una di queste volte ebbi la fortuna di beccarla mentre era alle prese con la pulizia del bagno. La piccola finestra del suo bagno era aperta completamente ma la persiana a metà, per cui ad occhio nudo non si riusciva a vedere dentro; col binocolo però era un’altra cosa e quel giorno rimase memorabile. Lei aveva appena finito di pulire lo specchio, io riuscivo soltanto a vederle le gambe ed il culo. Indossava una di quelle T-shirt extra-large che coprono fino a metà coscia. Certo le forme del suo di dietro non si potevano apprezzare, ma io ero lì in trepida attesa di qualcosa che potesse accendermi. Ed infatti, di lì a poco lei prese a sciacquare il bidè accosciandosi. Ignara che qualcuno potesse in quel momento spiarla, cominciò a girare attorno al sanitario, allargando bene le gambe. I miei occhi erano proprio là, a frugare in mezzo a quelle cosce perfette. Rimasi allibito quando scoprii che era senza slip; la sua fica mi appariva in tutta la sua interezza davanti agli occhi. Il mio cazzo scoppiava di desiderio, se solo avessi potuto averla qui davanti a me. Passò qualche minuto, la temperatura del mio corpo era in ebollizione, poi lei si alzò e continuò a pulire il resto del bagno. Mi feci coraggio, feci il numero di casa sua e attesi che rispondesse. La sua voce mi sembrò ancora più calda e intima allorché rispose: “Sì, pronto?”. Restai qualche attimo senza parole, poi con un groppo alla gola dissi che ero io, e che l’avevo chiamata per chiederle alcune cose. Lei rispose con un “Dimmi”, forse un po’ sorpresa. “Beh, devi sapere che in questi giorni ho tanto pensato di chiamare per parlarti, si tratta di una cosa seria”, esordii io. “Non pensare che sia matto, ma penso che tu mi piaci proprio un casino, sai?”. Le mie parole furono immediate e senza mezzi termini. “Grazie, ma non sono poi così carina da meritare i tuoi complimenti. E poi mi lasci così, cosa posso dirti, non riesco a capire”, era rimasta allibita da quella frase. “Non faccio altro che guardarti dalla mia finestra, mi fai letteralmente impazzire, il tuo corpo mi fa bollire, e mi piacerebbe tanto che potessimo vederci da vicino” incalzai io. “Aspetta, forse non ho capito, ma che dici? Tu sei lì sopra a guardarmi dalla finestra… no… senti, io non voglio sentire queste cose. Ti ringrazio dei complimenti, ma se pensi che mio marito mi faccia mancare qualcosa, beh ti sbagli, sotto quell’aspetto sono più che soddisfatta, e poi tu sei felicemente fidanzato, conosco la tua ragazza, è molto carina, è molto più giovane di me, penso che non sia giusto tu dica certe cose.” Le sue parole furono chiare e perentorie; in un attimo mi gelai, pensai che avevo sbagliato tutto, e che ora l’avrebbe detto a mia madre, inguaiandomi un pezzo. “Beh, scusami, io non volevo… come non detto, ma ti prego, lascia che sia solo uno sfogo così… non dire nulla a nessuno”. “Stai tranquillo, non sono mica il tipo”.Dopo quell’infuocato pomeriggio, nonostante il suo malumore rivelato nella telefonata, le cose cominciarono a cambiare. Notavo infatti che ogni qualvolta lei usciva sul balcone, dava uno sguardo fugace in alto verso la mia finestra. Io non mi facevo assolutamente vedere. Lei sapeva che probabilmente ero là dietro, e la cosa forse non la infastidiva più, anzi nervosamente dava più occhiate, quasi ad invitarmi a comparire, a dichiarare la mia presenza.Cominciò insomma un gioco eccitante da parte sua, di sguardi veloci, di atteggiamenti provocanti, di situazioni imbarazzanti che io decifravo come una sua intima disposizione ad essere apprezzata, a desiderare i miei furtivi sguardi. Dopo un po’ di tempo la richiamai per stabilire effettivamente se i miei sospetti erano fondati, ma lei rispose che stavo delirando, che lei era felice così, e che non voleva che continuassi a pensare cose che non si sarebbero mai avverate. Intanto le sue uscite sul balcone si facevano sempre più frequenti, e il suo abbigliamento sempre più scarno e provocatorio. Le T-shirt non erano più extra-large, e spesso indossava slip di pizzo o comunque ridottissimi. Pian piano le feci capire che ero sempre lì a guardarla, mi facevo notare, e lei anche. Assumeva posizioni inequivocabili, mi mostrava il suo culo spudoratamente, magari abbassandosi a raccogliere la polvere nella paletta. Io potevo gustarmi quello spettacolo inebriante, pronto a menarmi il cazzo più volte ed arrivare in pochi secondi, tanto era l’adrenalina che saliva al cervello. Lei si accorgeva di tutto questo, e continuava a farsi desiderare.Una sera, evidentemente era sola in casa, accese la tenue luce della specchiera nel bagno, abbassò la persiana quasi fino sul davanzale e lasciò aperta l’anta della finestra. Il piccolo spazio tra il davanzale e la persiana permetteva la vista soltanto a chi avrebbe usato un binocolo, e lei sapeva che io ero pronto per farlo. Cominciò lo show. Lei era in camicia da notte molto corta, le gambe nude abbronzate risaltavano sotto il bianco dell’indumento; si avvicinò alla finestra e si abbassò, potevo guardare il suo viso, ed i suoi occhi volgevano lo sguardo verso di me, sorrise, si sedette a terra. Ora potevo vedere la camicia e poi il bordo sulle gambe lisce che piano veniva su. Notai le mutandine bianche di pizzo che sfilavano sulle sue cosce grazie alle sue dita delicate. Allargò le gambe piano, cominciò a sfiorarsi il pelo nero che ricopriva la sua natura. Prese a muovere più veloce le dita, titillandosi il clitoride, mentre l’altra mano si insinuava ora verso l’interno della fica, ora verso il suo buchetto di dietro. Mi stava facendo impazzire, ad un certo punto la sua mano cerca qualcosa al suo fianco, ritorna a tiro con una zucchina di almeno 20 cm. La struscia piano sulla sua fica bagnatissima, la fa scivolare con arte all’interno, prima per un paio di centimetri, poi inizia a stantuffarla con foga per tutta la sua lunghezza. Io vengo in men che non si dica, ma ho ancora un’asta dura e pronta, certamente è una tortura osservare quello spettacolo ossessionante. Lei finisce con un orgasmo, stendendosi interamente sul pavimento, si porta quel frutto fallico alla bocca e ne lecca tutta la sborra della fica.Il giorno dopo la fermai per strada, dicendole che non ce la facevo più, che volevo fottermela, che avrei voluto essere succhiato il cazzo indecentemente, ma lei disse che non era proprio il caso, che io avevo frainteso e non c’era alcuna possibilità di farlo. Mi assicurò che però avrei avuto una sorpresa in quei giorni, ed io rimasi in angosciante attesa, finché una sera caldissima notai che aveva preparato un tavolo per cenare fuori il balcone. Un paio di candele e tre coperti: lei, il marito e il figlio. Rimasi sulla solita finestra, fortunatamente ero solo in casa e mi misi comodo come se dovessi assistere a qualcosa di veramente eccitante. Mi accesi diverse sigarette, nel frattempo loro mangiavano scambiandosi le solite chiacchiere di una famigliola affiatata. Passò il tempo e loro finirono di cenare; il piccolo si avviò a letto e la coppia rimase fuori ancora a parlare. Nel buio non si poteva vedere granché, il chiarore delle candele illuminava i loro volti e parte dei corpi comodamente seduti e rilassati. Grazie al binocolo però potevo intravedere di più, e rimasi allibito quando vidi la mano di lei posarsi con destrezza sui pantaloncini del marito il quale ebbe un sussulto, si girò per dirle di smettere, che potevano guardarli, o almeno lo sguardo questo lasciava intendere. Lei lo rassicurò, era piena estate e molti condomini del mio palazzo erano in vacanza. Lui si lasciò andare, anzi con un gesto veloce e discreto, tirò fuori il suo uccello già quasi duro. Lei cominciò ad accarezzarlo, ogni tanto guardava verso la mia finestra, lanciandomi occhiatine molto maliziose. Lo teneva interamente nel suo pugno, e andava su e giù con lentezza, immaginando che anch’io stavo facendo la stessa cosa (ma non era la stessa cosa!!). Il gioco cominciò a farsi pesante. Lui aveva perso tutte le difese e lasciava fare la moglie, pensando quanto fosse troia in quel momento. E ovviamente lo pensavo anch’io. Lei aveva l’altra mano tra le sue cosce e si stava smanettando la fica, chiaramente rivolta verso i miei occhi increduli. Si abbassò sul corpo del marito e se lo infilò in bocca, cacciò la lingua, ne assaporò l’umore, poi se lo inghiottì fino in gola. Riuscivo a sentire persino qualche gemito di lui ormai allo spasimo, lei iniziò allora a muovere velocemente la bocca, la testa, il collo, verso quel cazzo voglioso di sborrare. Passò qualche secondo e lui venne tenendole la testa tra le mani. Lei non smise di tenerlo tra la bocca e ne gustò i fiotti potenti che fuoriuscivano da quel membro, poi si alzò e continuò a sfregarsi le dita nella fica, finché non raggiunse anche lei l’orgasmo. Dopo quella vista arrivai anch’io, le mandai un segnale di OK, e aspettai il prossimo show.