Il comportamento di Sara mi stava facendo diventare matto. Com’è possibile che lei, la moglie del migliore amico mio, potesse così disinvoltamente parlarmi di sesso, di situazioni intime dei suoi pazienti, e anche di lei, per poi mostrarsi quasi interamente nuda ai miei occhi, o in atteggiamenti a dir poco provocatori.I giorni passavano e in me aumentava il desiderio di fottermela, ma d’altra parte dovevo essere più che sicuro delle mie sensazioni, e in ogni caso era lei che avrebbe dovuto esplicitamente fare il primo passo. Il marito, intanto, spesso se la godeva con altre donne, mi raccontava dei club privè che frequentava, e che avrebbe voluto portarci la moglie, ma sapeva di ottenere sicuramente un rifiuto. Lui non poteva immaginare che io ero quasi quotidianamente sottoposto dalla moglie, a vere e proprie esplosioni d’eccitazione, a causa dei suoi atteggiamenti un po’ “leggeri”.In un altro viaggio in macchina, Sara mi chiese di fermarmi sulla piazzola, perché aveva un bisogno fisiologico urgente. Le risposi che in un quarto d’ora saremmo arrivati a casa sua, ma lei insistette. Parcheggiai nell’area di sosta, di là dal guardrail vi erano alcune abitazioni, per cui decise di accostare la portiera del suo lato, si alzò il vestito rivolta verso di me, si sfilò le mutandine e si accovacciò, iniziando a pisciare. Mi ero girato volontariamente dall’altro lato per evitare la solita eccitazione, ma il solo rumore della pipì sull’asfalto mi fece ingrossare il cazzo. Sara mi chiamò per avere dei fazzolettini, io glieli porsi mentre lei aveva le cosce divaricate e si teneva il lembo dell’abito in alto. Con piccoli movimenti, la sua mano si muoveva sulla fica e andava giù verso il suo buchetto, per poi risalire lentamente. Furono attimi di panico, avrei voluto leccargliela con la lingua quella fica bagnata, sicuramente anche del suo umore. Risalì in auto, notando il netto rigonfiamento della mia patta. “Sai…”, fece lei per spezzare quel silenzio colmo d’ebbrezza che si era creato, “sto seguendo un corso di specializzazione, e proprio ieri abbiamo discusso in terapia di gruppo circa la questione della masturbazione. Stiamo cercando di raccogliere elementi per capire se essa è realmente dannosa o invece può aiutare, o quantomeno affiancare, la normale attività sessuale di un individuo. E’ un argomento che mi sta prendendo molto, figurati che lo sto provando anche con me stessa, con una certa assiduità. E’ una pratica che avevo quasi abbandonato da quando sono sposata, ma l’avevo sottovalutata, credo che in certi casi dia un piacere superiore al rapporto a due”. Io avevo acceso una sigaretta, ed ascoltavo Sara fingendomi distratto. “Beh, … sì, è un problema frequente soprattutto nei più giovani”, dissi tentando di essere quanto più accademico e distaccato possibile. “Alcuni studi hanno confermato” continuò Sara imperterrita, “che la masturbazione deve essere eseguita necessariamente quando si è presi da un forte stato di eccitamento, altrimenti potrebbero sorgere problemi psicologici anche notevoli”. Mi sembrava di impazzire. Sara sapeva e vedeva che stavo scoppiando nella testa e nelle mutande, ma continuava a imperversare. “Ma pensa te che traffico, qui non ci sbrighiamo neanche per stasera” dissi cercando di smorzare l’atmosfera insostenibile che aleggiava nell’abitacolo. In un attimo arrivò la mazzata. “Ma ci credi che non ho mai visto un uomo masturbarsi, neanche mio marito. Ho solo ascoltato testimonianze e letto qualche testo. Ma direttamente no, eppure sarei proprio desiderosa di vedere in prima persona come gode un maschio da solo”. “Dovresti trovare qualcuno che sia in preda ad un forte stimolo” risi io, tentando di nascondere miseramente il turbamento che invadeva le mie membra. “Io l’avrei trovato, tu mi sembri uno shuttle nella fase di count-down”. E poi, sei un amico, perché non mi fai vedere proprio tu? Te lo chiedo a scopo professionale, non penserai che voglia approfittare di te per altri scopi.” Rimasi impietrito. La guardai nei suoi occhi, che mi fissavano tra il serio e il faceto. “Ma ora… non so…come faccio? E poi, ma ti rendi conto cosa mi stai chiedendo? Non posso proprio davanti a te”. “Perché no, di te mi posso fidare, sei l’amico di mio marito, non ti sto mica chiedendo di tradirlo. Dai, fermati su questa piazzola”. Le sue parole furono perentorie, accostai sulla destra e spensi il motore. Il mio cazzo era aumentato a dismisura. Timidamente aprii la cerniera e fuoriuscì imperiosamente la mia asta bagnata. Sara non diceva nulla, era intenta a guardarlo, quasi spaventata dall’impetuosità del membro. Era duro come una roccia. Lei si passò istintivamente la lingua sulle labbra. “Dai, comincia pure, non avere timori, fammi vedere come fai”. Ora Sara stava perdendo la sua professionalità, sia nei toni sia nelle parole, quasi balbettando mi domandava qualcosa circa le tecniche di masturbazione, sui tempi, sui pensieri che uno fa, ecc.. Io menavo lentamente l’uccello e stavo al gioco. “Per quanto riguarda i pensieri, beh, in questo momento non ne ho bisogno”, dissi io “con te davanti, cosa vuoi che pensi” stavo perdendo ogni tipo di inibizione. Al diavolo il marito, l’amico, adesso io avevo intenzione di stressare lei, di portarla alle strette. “Vuoi sapere cosa sto pensando ora, Sara? Che se solo potessi, ti infilerei quest’uccello voglioso nella fica”. “Ma cosa dici, non è corretto in questo modo, tanto più che mi sto eccitando anch’io”. “E allora devi masturbarti, altrimenti puoi avere dei problemi”. “Ok, ma che rimanga un segreto fra noi, ti prego”. Si sfilò gli slip, si mise di fronte a me, appoggiata alla portiera, allargò le cosce e prese a toccarsi con le dita. Se ne introdusse prima uno, poi due, poi con tre dita cominciò furiosamente a stantuffarsi dicendo frasi sconce e liberando tutti i suoi freni. Venne in pochi attimi, io mi abbassai tra le sue cosce senza dire niente. Le raccolsi con la lingua i suoi umori. Aveva un sapore dolce ed aspro al tempo stesso. Copiosamente sgorgava dalla sua fica il liquido che io deglutivo diligentemente. Lei rimase sorpresa, ma mi prese la testa tra le mani e la spingeva nella sua fica ancora affamata. Poi, con un gesto repentino, mi fece alzare, si piegò sul mio cazzo e lo accarezzò. Cominciò a roteare la lingua mentre aveva mezzo uccello in bocca, poi andò su e giù con movimenti sempre più veloci. Ogni tanto lo tirava fuori, dava dei piccoli colpetti esperti con la lingua per poi ricacciarselo di nuovo in gola. Non potetti più trattenermi, con impeto mi agitai dentro di lei. Non ebbe il tempo di tirarsi indietro, per non soffocare bevve tutta la sborra, poi mi ripulì sapientemente la cappella. “Voglio essere scopata”, disse senza mezzi termini Sara, ormai sconvolta dai sensi. Incuranti delle auto che passavano a rilento sull’autostrada, abbassammo i sediolini, e la feci stendere a pancia in giù. Lei divaricò le gambe, le misi il mio giubbino sotto lo stomaco, afferrai le cosce e appoggiai il mio cazzo ancora duro sulle chiappe. La sua spaccata era completamente fradicia dei nostri umori, e della mia saliva. Restai qualche secondo a giocare con l’asta sul suo culo, sulle cosce, la mia mano cercava la sua bocca aperta. Sara ne afferrò alcune dita e cominciò a leccarmele e a succhiarmele. “Ti prego, fottimi. Mettimelo dentro, ho voglia di te”. Lasciai scorrere il mio membro sul buchetto del culo, scesi in basso e infilai la cappella tra le labbra della sua natura. Sentii un gemito di piacere da parte sua, con un colpo netto lo affondai dentro, dilatandone le pareti e arrivando sino in fondo. Iniziai poi a darle colpi sempre più potenti. Il rumore del mio bacino sulle chiappe si confondeva con i suoi gridolini di piacere che si facevano sempre più intensi. “Sara, sei proprio una troia, sai” le dissi spingendo ritmicamente nel suo grembo. “Sì, sono una troia, una porca, lo hai sempre pensato, vero? Uhh… sì, ancora così, dai, così vengo…. dai, fottimi, fotti questa troia… sìììììì…. ahhh …cosìììì… vengo… vengo!!!!”. Mentre continuavo a scopare, sentivo la sua sborra che avvolgeva il cazzo. Lo cacciai fuori, lo puntai nell’altro buco, notevolmente stretto, non sapevo se era vergine lì, ma presi a insinuare la cappella dentro. Lei era completamente fuori di sé, ebbe uno scossone. “Ma che fai…. Non l’ho mai preso lì… mi farai male… uhhh,… piano, …fai piano, entra …” Sara poggiò le mani sul suo culo e con le dita si allargava le chiappe per facilitare il mio ingresso. Un colpo netto. Sentii il cazzo scoppiare in quel piccolo buco, mi alzai in ginocchio su di lei, iniziai a stantuffarla con piccoli colpi, poi il suo culo prese la forma del mio cazzo ormai al culmine. La pompai dolcemente, lei gridava dal dolore e dal piacere. “Vienimi nel culo, te lo meriti, fammi sentire quanto sono troia davvero. Rompimi il culo… sìììì…. dai”. A quelle parole non potei resistere. Venni violentemente, mi tolsi dal suo culo e le sborrai sulle chiappe. Lei afferrò l’asta con la mano e mi aiutò ad espellere tutto quel che avevo dentro. Rimanemmo dieci minuti senza dire una parola. Poi la accompagnai. Sara disse che era incredibile cosa fosse successo. Ma era soddisfatta, aveva potuto aggiungere una nuova considerevole esperienza per la sua professione. Ma ora voleva provare anche altro, e l’avrebbe provato. Nelle storie che seguono.
Annuncio (II parte)
11 Maggio 2021
