3 – Niente harem…Ritornammo a casa senza nemmeno aver visto lo spettacolo hard. Ne avevamo già viste e fatte troppe per quella sera.Monica sembrava inebetita. Non parlò per tutto il viaggio, abbastanza lungo, di ritorno.Scese lentamente dall’auto, e si diresse verso la sua cameretta, posta a fianco a quella di Eva.La osservai bene. Camminava barcollando, tenendo le gambe leggermente aperte, con tutte e due le calze smagliate, e tenendo in mano il reggipetto strappato.Era veramente distrutta.Si gettò sul letto senza nemmeno farsi una doccia, talmente era sfinita, sporca di sperma e sudata.Io e Rossana, dopo una bella doccia ristoratrice, ci infilammo a letto. Anche noi eravamo stanchi, ma Rossana volle affrontare nuovamente il problema di Monica:”Cosa intendi fare?””Niente. Per il momento la ospitiamo qui. Non possiamo gettarla in strada.Dove potrebbe andare? Non ha nessuno…. Non ha lavoro, casa, niente di niente…””Per quanto tempo?”Rimasi sorpreso d questa domanda. Ciò forse nascondeva un po’ di gelosia? Possibile?L’accarezzai e gli risposi:”Di cosa hai paura? E’ una tua amica, e siamo corresponsabili di quello che è accaduto…””Sarà una mia amica, ma tu la scopi. Non mi vanno a genio due cose di questa nuova situazione.Primo: la gente verrà a sparlare di questa nuova situazione famigliare. Pensa se venissero a sapere qualcosa, oppure venissero a conoscenza delle foto…Renzo come spiegherà agli amici, che sono anche nostri, della separazione di Monica?La voce si spargerà, ed il fatto che lei dorme qui… aiuterà le malelingue!Secondo e non meno importante: non voglio che tu sia libero di scopare con lei!L’abbiamo sempre fatto insieme. Tu ti scopavi lei ed io Renato o viceversa. Era una cosa fatta in comune, per puro divertimento.Sapere che tu l’hai qui, a portata di mano, anzi, d’uccello m’innervosisce non poco.””Stai scherzando vero? Proprio tu mi dici queste cose?Ma guarda cara, che sei tu quella che si è fatta sbattere un po’ di volte a mia insaputa… Vuoi che le contiamo?”Rossana s’innervosì:”Guarda che ho scopato con altri, ma sempre provocata o spinta da te!”Era vero, ma non voleva dargliela vinta:”Stai buonina. Spinta o no, provocata o no, la tua passerina l’ha fatta assaggiare anche ad altri che non sia stato Renato.Dulcis in fondo, un bel pompino a quello stronzo di Renzo… o sbaglio?””Stronzo sei tu. Se l’ho fatto è stato per un vile ricatto!””Ricatto o no, mi hai detto che ti sei trovata con la figa bagnata.”Rossana si trovò in difficoltà a replicare.”Dai, non farla tragica. Ora non sarai mica gelosa della tua amica Monica vero?””Ma hai visto in che condizioni è? Quella è capace di saltarti addosso e spolparti l’uccello a furia di succhiartelo!””Invidiosa? Non ti credevo così gelosa… Dopotutto ormai è una di famiglia…”Rossana si stava letteralmente infuriando:”Una di famiglia? Ma vogliamo scherzare? Finché si scopava il mercoledì, così, tanto per divertirci era una cosa, ma adesso cosa pretendi, di farti il tuo harem personale?”L’idea dell’harem non era mica male…”Perché no?”A questo punto Rossana si girò dall’altra parte e chiuse ogni discorso.Capendo di aver esagerato, mi accoccolai accanto e cominciai a massaggiarla come piaceva a lei ed a recuperare il terreno perduto:”Dai, non fare la scema. Ho scherzato.La sua permanenza qui dovrà durare il minimo indispensabile. Non voglio che si creino storie assurde attorno alla mia famiglia, per cui da domani cercheremo una sistemazione per lei ed un lavoro””Quanto credi che ci vorrà?””E chi lo sa? Non è mica facile trovare un lavoro ad una come Monica… Comunque bisognerà che si adatti.Poi le faremo un prestito così potrà prendersi un appartamentino in affitto”.Rossana si rigirò, e sorridendomi concluse:”Va bene. Però sia chiaro, durante questo tempo il tuo uccello lo tiri fuori solo in mia presenza. Okay?””Certo. Sarà dura fare la pipì!”Rise, dopodiché decidemmo di concederci un meritato riposo.Ora avevamo davanti un week-end per proseguire i nostri progetti e risolvere i problemi.Il giorno dopo, era sabato.Facemmo colazione tutti assieme.Monica era serena, e mi colpì vederla sorridente e tranquilla, ancora con il livido nero sotto l’occhio, e certamente il culo arrossato.Era tranquilla, assolutamente rilassata.Decisero di uscire per fare compere, dato che Monica non aveva assolutamente nulla d’indossare.Fortunatamente molte cose di Rossana andavano bene anche a lei.Mi lasciarono solo con Eva e sparirono per tutta la mattina.Ebbi modo di rilassarmi assieme alla mia terribile bambina. Mi ci voleva.Tornarono che erano le 13,00 passate, ed io ed Eva avevamo già pranzato.Sembravano tranquille, come se non fosse successo nulla. Sembravano tornate ai tempi del liceo. L’aver passato tutta la mattina nei negozi le aveva senz’altro fatto bene.Eva andò a letto, dopodiché Monica cominciò a mostrarmi tutti gli acquisti, fatti con la nostra carta di credito.Il conto mi fece sobbalzare sulla sedia… cazzo! Non avevo le stesse possibilità di Renzo io!Dovevo velocemente trovare una soluzione, anche perché quella montagna di roba certamente non le sarebbe bastato a farsi un guardaroba degno di lei…Nel pomeriggio uscii io, e mi diressi al solito bar, certo di trovare qualche amico, e per cercare un aiuto.Trovai con mia enorme sorpresa Renato, intento a bere un caffè.Quando mi vide tentò di andarsene, ma ormai non poteva evitarmi.Lo feci sedere, e gli chiesi come andava.”Male… Malissimo! Ho ancora due costole incrinate dal volo che Lucia mi ha fatto fare dalle scale…””Ma dai… Ti ha buttato giù di peso?””No, mi ha spinto mentre cercavo di raccattare le mie cose che erano sparse sul pianerottolo.””A Monica, Renzo ha bruciato tutto””Lo so. Lucia mi ha telefonato…sai per l’azienda, e mi ha detto che vive a casa tua. E’ vero?””Sì. Dove vuoi che la mandi? Non hai una qualche soluzione?””Guarda… E’ meglio che non ci vediamo più… Lucia forse mi riprende a casa, così, come socio e non come marito, ma certamente non vuole che ti riveda più”.”Va bene, allora è meglio che ti saluti…” mi alzai e feci per andarmene.Renato mi chiamò. Mi voltai, e lui mi disse sorridendo:”Però ci siamo divertiti, vero?”Risposi al sorriso e mi diressi fuori, certo di aver perduto un buon amico ed un ottimo compagno di scopate.Ora ero rimasto solo a risolvere le mie grane.Non potevo permettermi di mantenere Monica a casa mia, e non solo per le chiacchiere che certamente sarebbero comparse, ma proprio finanziariamente.Era abituata bene lei. Renzo aveva il portafoglio facile, e lei ne sapeva approfittare. Non le dava il cazzo, e lei se l’era andato a cercare altrove. Insomma, era un tipino che “costava” in tutti i sensi. Alla sera la situazione andò verso il burrascoso.Eva andò a letto alle 21,00 come al solito, e subito dopo Monica si mise “in libertà”.Niente d’eccezionale. Un pigiamino bianco con alcuni fiorellini sbiaditi sparsi sulla camicetta e sui pantaloni, con un paio di calzini bianchi ai piedi. Una cosa ben castigata, anche troppo visto che eravamo oramai in maggio e l’aria cominciava ad essere calda.Non era per niente sexi, ma mi piaceva vederla rannicchiata sul divano davanti alla televisione.Non l’avevo mai vista in quella veste, di donna semplice e castigata.Inavvertitamente, si mise l’indice in bocca, e lo stuzzicava, tutta presa dal film.La osservavo attentamente, e poco dopo lei se ne accorse. Per niente turbata, mentre Rossana era intenta a mettere ordine in cucina, allargò lentamente le gambe, mettendo in mostra l’interno delle cosce. Il pigiama forse troppo stretto sul cavallo, le stava attaccato alla pelle, e lei, non casualmente lo tirò maggiormente, facendo comparire sul pigiama l’immagine perfetta della sua fessura.Alzai gli occhi da quello sguardo, e vidi che sempre con l’indice posato sulle labbra, mi sorrideva maliziosamente.Con l’altra mano scese a massaggiarsi delicatamente quell’impronta.Ero lì ad osservarla, e la mia eccitazione stava già arrivando al culmine, quando piombò come una furia Rossana:”Non fate scherzi! C’è Eva a letto!”Era incazzatissima.Si avvicinò a Monica e le estrasse a malo modo il dito dalla bocca:”Non ti sono bastati tutti quei cazzi ieri notte?”Monica sorrise, e tornò a guardare la televisione.Mi alzai. Non mi piaceva quella reazione, che poteva far scoppiare qualche lite.Monica, con quella breve esibizione. mi aveva eccitato in modo incredibile. Non avevo visto nulla di strano, ma vederla vestita così normalmente, così, se si può dire “sciacquamente”, e vedere che si toccava davanti a me, mi aveva infuocato.Uscì sul terrazzo a prendere aria ed a rinfrescarmi. Altro che harem… la cosa si stava complicando.Infatti i giorni passarono, e Rossana, non solo non acconsentì alla solita “scopata” del mercoledì, trovando le solite scuse da donna, ma pure mi allontanava quando tentavo un minimo d’approccio alla sera a letto.Cominciavo a preoccuparmi.La scopata del mercoledì, giorno in cui Eva era andata a dormire dalla sua amichetta, la aspettavo con ansia, dato che mi sarei trovato con le due donne da solo! Invece niente! Ciccia!Ero incazzato.Da quando Monica era arrivata, non avevo più scopato, e la fantasia intanto “volava”, e il cazzo s’induriva appena vedeva una coscia o un sorriso di Monica, che allegramente scorrazzava per casa.Il giovedì seguente dunque, andai al lavoro molto abbacchiato e con il cazzo che cominciava a darmi problemi.Fu con vera sorpresa che nel pomeriggio vidi entrare Maria, un’amica di Monica, moglie di un fraterno amico di Renzo, e di cui erano stato il testimone al matrimonio.Era bella Maria. Alta circa 1 metro e 60, portava sempre delle scarpe con i tacchi, minigonna o vestitino cortissimo, e calze esclusivamente nere e vellutate.Occhi neri, capelli neri e ricci, seno abbondante, era la tipica bellezza mediterranea, che faceva denotare le sue antiche origini meridionali.Una bella donna, che portava magnificamente i suoi 36 anni.”Ciao Maria! Come mai da queste parti?” chiesi sbalordito. Non c’era nessun motivo di lavoro che potesse portarla nel mio ufficio.Maria mi sorrise, si accomodò senza tanti preamboli sulla sedia davanti a me, accavallando le sue perfette gambe, e con la sua vocina acuta mi rispose:”Passavo di qui, e sono venuta a vedere come state… tu, Rossana, Eva e …. Monica.”Dunque sapeva…”Bene, stiamo bene. Ma tu come lo sai?””Domenica Renzo è stato tutto il giorno a casa nostra. Si è pure ubriacato di brutto…”Stetti in silenzio. Volevo fosse lei a parlare. Evidentemente, se era lì, era venuta per qualcosa in particolare.Mi guardò maliziosamente, poi continuò:”Se mio marito venisse a sapere che sono venuta qui da te, dopo quello che ha sentito domenica, credo che mi ammazzerebbe di botte”.Credo proprio che quell’energumeno di Gianni lo avrebbe fatto senz’altro. Era gelosissimo, e sopportava a malapena le minigonne che Maria indossava.”Non facciamo niente di male…” sussurrai.Lei sorrise e continuò, avvicinandosi alla scrivania, ed appoggiandosi con i gomiti su di essa.Ora era a pochi centimetri da me, e continuò:”Io lo sapevo che se la faceva con te e con Renato.”Restai sbalordito. Come aveva fatto?”Una sera siamo uscite e siamo andate alla Festa della Donna. Abbiamo bevuto un pochino, e dopo aver visto uno strip maschile in un localino, Monica, molto eccitata, si è lasciata andare ad alcune confidenze con me…”Il tono diventava sempre più suadente e provocatorio. Stetti al gioco. e le chiesi:”Che confidenze?”Sorrise, si passò la lingua sulle labbra e rispose:”Lei era molto arrabbiata con Renzo, che stava progettando un’altra sua scappatella all’estero.Così, tra uno strip maschile, un bicchiere di moscato e la rabbia che montava, ha cominciato a farmi delle confidenze tra donna e donna.Mi ha raccontato, dettagliatamente come la scopavate, e si è soffermata particolarmente sulla tua specialità”.E dicendo questo, mi sorrise, allargando leggermente le cosce, e scendendo con le mani al loro interno.Non aveva bisogno di dirmi altro. Se quello non era un invito bello e buono…Mi alzai, e mi diressi verso la porta. La chiusi a chiave, mentre lei in silenzio osservava le mie mosse, dopodiché mi avvicinai e le porsi le mie mani.Le prese e si alzò.Come al solito, la corta e stretta gonna le se era attaccata alle calze ed era rimasta su, scoprendo interamente le cosce, e mettendo in mostra il ricamo delle autoreggenti.Abbassai la mano, ma non per rimettergli a posto la gonna, ma per accarezzarle quel lembo di pelle bianca che era scoperto tra le calze e le nere mutandine.Stette immobile ad assaporare quella mia carezza, dopodiché la baciai violentemente.”Vediamo se Monica aveva ragione. Ti ha esaltato in un modo che mi ha incuriosito…”La sollevai e la posai sulla scrivania, poi mi inginocchiai per accontentare subito la sua curiosità.Le tolsi le mutandine ed immersi la lingua nella sua peluria nera.La puttana si era ben preparata. Si era lavata da poco e la figa era bagnata dai suoi umori, ma ancora ben profumata.Il fatto che fosse venuta lì, attratta dai racconti di Monica, con la figa ben pronta ad essere assaggiata, mi fece fare un lavoretto coi fiocchi.Restai in apnea per diversi minuti, mentre lei mi tirava per i capelli, guidandomi millimetricamente con le mani.Sentivo le sue unghie di rosso smaltate, affondarmi lentamente sul cuoio capelluto, mentre io ispezionavo con la lingua la sua vagina, affondando il naso nella sua folta peluria nera.Era un peccato non poterla guardare negli occhi, nel viso. Doveva proprio essere partita…Mi stava facendo male alla testa, ma non rallentai il ritmo, anzi, lo aumentai, finché non la sentii stringere le cosce attorno alla mia testa e spingermi con violenza contro la sua figa.Venne sulla mia bocca, ed ancora io non smettevo di leccarla. Volevo proprio farle un ottimo lavoro.Aprì le cosce permettendomi di respirare, dopodiché mi alzai.Strisciai le guance sull’interno delle sue meravigliose cosce, sentendo la seta sulla mia pelle.Avevo tutto il viso impiastricciato dei suoi abbondanti umori, ma non mi fermai, e la tirai verso di me, facendola scendere dalla scrivania e baciandola appassionatamente.Ricambiò, leggermente schifata il bacio.Ora però, il mio cazzo voleva la sua parte.Le infila la mano sotto la camicetta bianca, e salii verso i suoi grossi seni strizzandoglieli.Mugugnò, dopodiché si lasciò guidare dietro la scrivania.Mi sedetti e liberai il cazzo.Questi balzò fuori come una molla, e lei fu veloce ad afferrarlo.”Adesso proviamo questo…” le dissi.Lei era riottosa:”No… Non voglio… Volevo solo vedere quanto eri bravo con la bocca….”La presi per un braccio e la costrinsi a salirmi sopra.Tentò una flebile ribellione, ma poi mi agevolò l’operazione.Il cazzo s’infilò subito.Le aprii la camicetta e spinsi fuori le due tettone, che data la statura e i lineamenti minuti di Maria, sembravano enormi.Mi buttai con il viso in mezzo a quelle due tettone, pulendomi per bene il viso, dopodiché la tirai verso di me, costringendola a leccarmi il collo mentre io continuavo a stantuffarla stando seduto.Era un’immagine straordinaria, ed il fatto di farlo lì in ufficio, con il pericolo che ci scoprissero, rendeva il tutto più emozionante.”Non venirmi dentro…” mi sussurrò mordendomi l’orecchio.La sollevai, estrassi il cazzo e la feci inginocchiare giusto in tempo per imbrattarle il viso.”Ma che schifo…” protestò lei.Io sorrisi e risposi:”A me sì e a te no? Si vede che Gianni non ti scopa bene… Altrimenti come puoi rifiutare una cosa del genere ad un uomo?”Lei arrossii un attimo.Era lì, inginocchiata davanti a me, con i seni fuori, il viso solcato da delle gocce di sperma, a gambe aperte, la minigonna arrotolata sopra i fianchi. Un’immagine che fino a pochi minuti prima, mai avrei pensato di poter vedere.Si alzò, si riassettò un po’, asciugandosi lo sperma con un fazzolettino:”Monica aveva ragione… Credevo avesse esagerato, ma sei un linguista davvero eccezionale.Mi hai fatto godere in un modo nuovo. Straordinario…Il solo pensiero dei suoi racconti mi fa bagnare tutta.Non credevo che fosse così puttana da farsi scopare da due uomini contemporaneamente, ed anche Rossana non scherza…”Sorrisi stupefatto da tanta confidenza. Era sempre stata una persona con un vocabolario un po’ sporcaccione, ma non credevo che oltre alle parole facesse seguire i fatti. Anche perché Gianni era uno che non si tirava indietro quando si parlava di scopare. Avevano già due figli, e a quel che mi risultava, lui pretendeva di scopare minimo tre, quattro volte alla settimana.”Se vuoi, potremmo allargare il discorso…””Per carità! Gianni non accetterebbe mai un discorso del genere!Se solo avesse un minimo di sospetto di quello che ho fatto oggi, non esiterebbe a massacrarmi di botte!””Ti piace il rischio eh?””Mi piace il cazzo!” rispose con una decisone che mi lasciò perplesso.”Se vuoi qualche replica….”Sorrise:”Certo. Magari però ci mettiamo più comodi eh?”Certo, era meglio trovare per la prossima volta un posticino più comodo.Maria raccolse le mutandine, le fece girare attorno ad un dito, poi vedendo come la stavo osservando, me le gettò addosso, e schiusa la porta se ne andò senza salutarmi.Rimasi lì, con le sue mutandine in mano, e mi venne in mente un pensiero: era la prima volta che tradivo Rossana. Nel senso che era la prima volta che scopavo senza che lei lo sapesse e che fosse presente…Presi le piccole mutandine, le annusai profondamente, poi le riposi al sicuro dentro un cassetto.Un altro tabù era caduto.
Fratelli
11 Maggio 2021
