Conosco Luca e Giulia da più di tre anni. Lui lavora nella mia azienda e, pur essendo molto giovane, con il tempo ha dimostrato di saperci fare così che l’ho promosso a direttore commerciale. Di lei invece ho sempre saputo poco, perché Luca è molto discreto, però non posso negare che mi piaccia. E’ molto bella, sia di viso che di corpo ed è proprio la sua aria angelica e altera che mi ha attratto. Si sono sposati due mesi fa e il ruolo di responsabilità che ho affidato a Luca rischiava di precludere loro il viaggio di nozze. Visto che una delegazione aziendale avrebbe dovuto recarsi in Egitto per trattare delle grosse commesse ho deciso di portare con me anche Luca, così da consentirgli una parziale vacanza con la sua sposina. Credo che lei mi temesse per il rispetto e la devozione che incutevo in Luca, anche se fece delle rimostranze per il fatto di dover partire in tutta fretta subito dopo la cerimonia.In Egitto pernottavamo nello stesso albergo e nei primi due giorni di permanenza non potei evitare di constatare che Luca e Giulia erano un po’ in crisi. Lui era mogio e Giulia lo trattava parecchio male. Sulle prime tirai dritto ma in seguito sentii di dover intervenire perché l’apporto di Luca negli affari era nullo se non controproducente. Decisi di parlare a Giulia e la quarta sera, dopo averli sentiti litigare per l’ennesima volta e vedendo Luca camminare sconsolato sulla spiaggia, ho bussato alla loro suite ottenendo in tutta risposta una gragnuola di insulti che probabilmente era destinata al marito. Entrai un poco irritato per palesare la mia identità e trovai Giulia in lacrime riversa sul letto. Era seminuda, indossava solo un completino nero di pizzo e uno splendido paio di autoreggenti. Il nero degli indumenti risaltava sul candore della sua pelle e io non potei fermare l’eccitazione che andava travolgendomi. Lottai per controllarmi e tentai di comportarmi da arbitro imparziale mirando unicamente a risolvere i problemi di Luca. Ma quella donna mi aveva ormai stregato, le sue cosce perfette, il suo seno piccolo ma di una rotondità celestiale ma soprattutto il suo bellissimo culo che era li sotto i miei occhi incorniciato solo dal tanga nero che ne rimarcava la perfezione. Volevo averla e decisi di non lasciare nulla di intentato per riuscirci.Quando mi feci riconoscere rimase sconvolta dall’imbarazzo di essere così in balia dei miei sguardi e cercò goffamente di schermirsi. La misi a suo agio e la consolai spiegandole il perché della mia venuta. All’inizio non riuscii a farmi dire il motivo del malessere suo e di Luca ma in breve cedette alla necessità di confidarsi. Il problema risiedeva nel fatto che non erano ancora riusciti a “consumare” il matrimonio a causa degli opposti caratteri. Lui era molto rispettoso di lei e non osava fare il grande passo e al tempo stesso non sopportava l’aggressività di lei che, pur avendo accettato di rimanere vergine fino al matrimonio ora voleva “scatenarsi”. Naturalmente non si espresse in modo così spregiudicato, però le sue parole e soprattutto la sua profonda umiliazione erano più chiare di un libro aperto. Io ero troppo eccitato per non tentare di giocare le mie carte e cominciai la mia partita. La consolai facendole però intendere che ci sarebbe voluto molto tempo e moltissima pazienza. Le dissi che doveva rispettare i ritmi di Luca e che al massimo, per conto mio, avrei sfruttato il mio ascendente su di lui per fargli capire la fortuna che aveva di avere una moglie così radiosa e intelligente. Usai proprio queste due parole e Giulia parve apprezzarle moltissimo anche se in lei prevaleva lo sconforto di sentire confermate le sue paure di una lunga astinenza. Io ero li li per esplodere e stavo quasi per fuggire via per impedire l’irreparabile quando lei mi ha chiesto di rimanere, con una voce triste e languida che diede una nuova sferzata alla mia erezione sotto i leggeri pantaloni di cotone.Lei non poteva non vedere il mio stato e io mi chiedevo come avrebbe reagito. Ci guardammo per qualche attimo dopo di che le baciai la fronte con una delicatezza quasi paterna. Era l’occasione che aspettava per lasciarsi andare e mi strinse la mano supplicandomi di non andare. Piangeva ancora e mi continuava a chiamare Dottor …… nonostante già in altre occasioni avessi cercato un rapporto più informale. Sarà per i dieci anni in più o per il mio ruolo di superiore rispetto a suo marito, sta di fatto che anche in questa occasione mi riconosceva grande deferenza.Le accarezzai gli splendidi piedi e percepii la sua emozione. Salii lentamente con la mano percorrendo le sue gambe perfette. La carezza si interruppe all’altezza dell’elastico dell’autoreggente. Lei si era girata e si era abbandonata sul letto lasciando in piena luce il suo splendido culetto che si contraeva ogni mia carezza. Giocai con le sue gambe per interminabili minuti senza mai forzare i tempi eppure vedevo la sua eccitazione crescere e la sentivo sospirare con maggior trasporto. Io ero eccitatissimo e sentivo di poter resistere ancora poco, però ero un po’ a disagio nella loro stanza e volevo avere tutto il tempo necessario senza correre il rischio di essere interrotto. Con dolcezza la feci alzare e le dissi che la sua iniziazione l’avrebbe avuta in un altro luogo. Lei scrisse un biglietto a Luca in cui diceva che andava a ballare dopo di che si mise la vestaglia e mi seguì docilmente nella mia stanza. La feci entrare e chiusi a chiave la porta alle nostre spalle dopo di che le intimai di denudarsi. Era in piedi in mezzo alla stanza e in pochi istanti la sua vestaglia scivolò ai suoi piedi liberando la bellezza del suo corpo. Con esitazione si sganciò il reggiseno tenendo il suo petto racchiuso tra le braccia per non farmi vedere la sua nudità. Un mio ordine deciso la fece quasi spaventare ma ottenne lo scopo di regalarmi la visione dei suoi splendidi globi e dei suoi capezzoli bruni che svettavano per l’eccitazione. Mi avvicinai a lei, accarezzai il suo collo e il suo viso dopo di che le mie mani vollero i suoi seni e strinsero i suoi capezzoli. Teneva gli occhi chiusi e la testa abbandonata all’indietro sospirando ad ogni mia carezza. I suoi capezzoli erano sempre più duri e le sue mani si erano unite alle mie e ripetevano i miei movimenti. Le avvolsi con le mie e le feci stringere i suoi capezzoli. Cominciò ad accarezzarsi da sola mentre io mi spogliai rimanendo in mutande dinanzi a lei. Giulia sentendo il rumore dei miei vestiti aprì gli occhi e arrossì visibilmente quando notò la mia erezione che straripava dagli slip. Ma era molto eccitata e non temetti che scappasse. Mi tolsi con grande tranquillità gli slip e la feci stendere sul letto. Teneva lo sguardo fisso sul mio pene e aspettava che la raggiungessi. La sentivo completamente in mio potere e volli completare l’opera porgendole un calice di champagne per brindare alla sua iniziazione. Lei bevve dapprima con timore ma poi con avidità crescente quasi a cancellare ogni restante inibizione. Al terzo calice la fermai e comodamente appoggiato alla testa del letto cominciai ad accarezzarle i lunghi capelli e la schiena divertendomi a provocarle i brividi con il calice. Sentii la sua mano avvicinarsi timidamente al mio pene mentre il suo sguardo non lo lasciava un momento. Delle leggere carezze sull’asta fecero da preludio ad un bacio caldo e appassionato delle sue labbra che avvolsero il mio glande. La feci fare e non ci volle molto per vederla cominciare a pompare su e giù con la testa. A intervalli regolari alzava la testa e ammirava il mio membro eretto lucido della sua saliva. Sembrava rapita ad ammirare la mia erezione e sospirava sorridendo ad ogni stretta che infliggevo ai suoi capezzoli e si rituffava a succhiare il mio pene con foga crescente. Interruppi bruscamente la sua adorazione e la spinsi a mettersi a carponi sul pavimento. Le strappai il tanga, suscitando un urletto di sorpresa e di piacere, e la penetrai da dietro in un sol colpo trovando la sua vagina abbondantemente lubrificata. Mi sarei aspettato quantomeno un’opposizione al farlo senza precauzioni e invece mi lasciò fare senza temere l’epilogo. La cosa mi eccitò enormemente e la stantuffai selvaggiamente facendola mugugnare per la soddisfazione di essere posseduta a quel modo. Cominciò ad accompagnare le mie spinte assecondando la mia penetrazione. Mi staccai un attimo e suscitai la sua pronta reazione di delusione. Anche se non era vero le dissi che valeva poco e feci per alzarmi; lei rimase molto male e mi promise maggiore dedizione. Era incredibile constatare il suo cambiamento, non era più altera e fredda ma era completamente abbandonata ai suoi istinti sessuali a scapito di ogni ritegno.Mi raggiunse sul letto e, dopo un pompino ancora più appassionato del precedente, si mise a cavalcioni sul mio pene infilandoselo nella vagina e cominciò a sobbalzare con foga. Era fantastico guardarla mentre si abbandonava al piacere senza curarsi di esibire i suoi lati nascosti. I suoi seni ondeggiavano furiosamente ad ogni sua spinta e un urlo di piacere ininterrotto era sentore del suo orgasmo montante. La ribaltai e le fui sopra penetrandola con forza e facendola sprofondare nel letto ad ogni spinta continuava a mugolare di piacere e sentii il mio pene sommerso dal suo orgasmo. Uscii da lei e le infilai il mio pene in bocca inondandola con la più grande sborrata che abbia mai avuto. Lei inghiottì tutto e continuo a succhiarmi il pene con una foga incredibile. Il suo orgasmo non era ancora terminato e il suo mugolio mi riempiva di soddisfazione.Il mio membro prese nuovamente vigore nel sentirla così desiderosa di essere posseduta. Ora giaceva sul letto con un espressione estatica impressa sul volto. Vederla completamente nuda con indosso solo le autoreggenti, intenta a masturbarsi mi riempì di energia.La feci mettere a carponi e senza troppe cerimonie la penetrai agevolato dalla sua collaborazione. Aveva divaricato le gambe in modo osceno e ad ogni spinta la penetravo completamente facendola mugulare. Ondeggiava ritmicamente e si apriva ad ogni mio affondo. Appena capii che stavo venendo impressi un ritmo infernale alla scopata per riuscire a sfiancarla completamente e le procurai un lunghissimo orgasmo al quale si unì dopo poco il mio. La lasciai sfibrata sul letto e me ne andai a fare una doccia ripromettendomi di togliermi ben altre soddisfazioni. Dopo un buon quarto d’ora tornai in camera e la trovai addormentata con un languido sorriso di soddisfazione disegnato sulle labbra. Nel vedere il suo bellissimo culo mi eccitai nuovamente e decisi che sarebbe stato mio. Presi dalla valigia quattro cravatte e con esse legai le mani e i piedi di Giulia ai quattro angoli del letto. Mi premurai di infilarle dei cuscini sotto al bacino per alzare il culetto ad una altezza più accessibile e lo lubrificai con dell’olio solare che avevo a portata di mano. Durante tutti questi preparativi lei dormiva beata e il suo sospiro era regolare e tranquillo. Salii sul letto e puntai il mio pene al suo ano e in un’unica spinta le fui dentro. Entrai abbastanza agevolmente in quanto lei era completamente rilassata e il mio pene non era ancora al massimo ma lei si sveglio con un urlo soffocato dal cuscino. Il mio membro cominciava a gonfiarsi in lei e io avevo preso a spingere con foga. Si agitava convulsamente ma era immobilizzata e ben presto si accorse di provare sensazioni di piacere che sopravanzavano il dolore, me ne accorsi dalle contrazioni delle sue natiche che si dischiudevano sul mio pene ad ogni affondo. La scopai selvaggiamente aprendola letteralmente e lei mostrò di gradire il trattamento a tal punto che scongiurava che non venissi subito. Continuai finché potei ma nel vederla completamente sottomessa alla goduria esplosi nella terza sborrata della serata mentre lei si contorceva in preda al più intenso degli orgasmi.Mi sfilai dal suo culetto e datele solamente la vestaglia la misi alla porta senza troppe cerimonie.
Il fascino della storia
3 Settembre 2025
