Io e mia moglie siamo quasi coetanei: io, Vincenzo ho 48 anni, mia moglie Lucia 47. Siamo sposati da più di 20 anni ed abbiamo due figli ormai “grandicelli”. Anche se sembriamo due tipi quieti, siamo come dei cerini.Appena ci capita l’occasione, ci diamo piacere reciproco. Se mia moglie incomincia ad accarezzarmi, il mio cazzo diventa duro e mi viene voglia di scopare. Appena le tocco il culo o le tette, lei vorrebbe saltarmi addosso. Prima che ci sposassimo, sia io che mia moglie non avevamo avuto esperienze sessuali completi, per cui abbiamo fatto esperienza, come si suol dire, sul campo.Abbiamo iniziato con le scopate in modo canonico, provando successivamente quasi tutte le esperienze. Dopo un’iniziale avversione da parte mia, abbiamo saputo entrambi prendere godimento dal leccare la fica. Mia moglie ha preso col tempo gusto a spompinarmi, diventando una bocchinara coi fiocchi e bevendo con avidità la mia sborra. L’unica cosa che non avevamo ancora provato era il sesso anale. Quando abbiamo tentato, abbiamo sempre desistito perchè mia moglie provava dolore appena appoggiavo la cappella sul buchetto. Evidentemente o il mio cazzo era troppo grosso oppure ero io che non ci sapevo fare.Nonostante questa pecca, la nostra vita sessuale si poteva ritenere soddisfacente. I nostri vicini, Marco e Diana, hanno rispettivamente 48 e 42 anni. Abitiamo in una piccola casa composta da due appartamenti, i cui ingressi danno sullo stesso ballatoio interno.L’appartamento di fronte al nostro è stato abitato inizialmente da una coppia di managers che era sempre fuori per lavoro o tornavano a casa a notte inoltrata. Li abbiamo visti si e no quattro volte. Non mi ricordo neanche la loro faccia.Ad un certo momento non si sono più sentiti. O erano partiti per il giro del mondo od era successo qualcosa tra di loro.L’appartamento rimase libero per alcuni mesi e c’eravamo abituati a considerarci gli unici abitanti della casa, quando una sera sentimmo delle voci sul pianerottolo. Uscimmo a vedere chi fossero. Era un agente immobiliare con una coppia venuta a visionare l’appartamento. Inizialmente fui contrariato dalla cosa, si stava così bene da soli, ma, quando i possibili acquirenti si presentarono e strinsi la mano della signora, mi augurai in cuor mio che potessero essere loro i nostri nuovi vicini. A dire la verità quello che mi colpì di più della signora era il suo seno.Il sabato successivo la coppia ritornò. Questa volta non c’era l’agente immobiliare, ma c’erano due bambini, probabilmente i loro figli, ed altre persone adulte. Suonarono alla nostra porta perchè volevano comunicarci che avevano comprato la casa e che sarebbero stati i nostri nuovi vicini e c’invitarono a festeggiare con paste e spumante con loro e i loro parenti.Erano gentili e si capiva che volevano farsi accettare da noi. I nostri due figli avevano la stessa età dei loro ed incominciarono a correre in giro per la casa come dei forsennati.Lui apparentemente aveva la mia stessa età. Era alto più o meno come me, ma a differenza del sottoscritto che ero snello, pur se muscoloso, aveva un fisico massiccio perchè aveva fatto pesistica in palestra da ragazzo. Lei sembrava più giovane di lui. Aveva un fisico minuto, ma ben fatto con un bel culetto a mandolino e con due tette che erano la fine del mondo.I miei occhi non riuscivano a staccarsi dal suo seno. Probabilmente se ne accorse, perchè si richiuse il golfino che indossava slacciato.Dovemmo, a malincuore almeno per quanto riguarda me, tornarcene a casa, perchè i quattro bambini, assieme, formavano una miscela esplosiva. Rischiavano di disfare la casa prima ancora che venisse occupata.Vennero ad abitarci dopo poco giorni. Non ci fu un vero trasloco, perchè avevano comprato l’appartamento con tutti i mobili dentro. Portarono solo vestiti e qualche suppellettile.Entrambe le coppie si andava in città a lavorare, dopo aver portato i figli, prima all’asilo nido, poi alla scuola materna, e così via. Quando i figli sono diventati più grandi ed hanno avuto bisogno d’essere più seguiti, sia mia moglie che Diana sono rimaste a casa dal lavoro.Dopo 20 anni la nostra conoscenza si è tramutata poco alla volta in amicizia profonda.Mia moglie e Diana escono assieme a fare acquisti o si vedono per chiacchierare indifferentemente a casa nostra o a casa loro.Marco ed Io siamo diventati più che come fratelli. Ci raccontiamo tutto quello che ci succede, o quasi tutto. Andiamo assieme allo stadio o a giocare a carte al circolo. Ci diamo una mano per i lavori di piccola manutenzione domestica e per la cura del giardino. Prima di fare acquisti di una certa importanza ci confrontiamo e ci consigliamo a vicenda.Non eravamo, però, mai andati in ferie assieme. Forse è per questo che la nostra amicizia non si è mai incrinata.Un giorno, mentre stavamo lavando le automobili, Marco mi ha detto, come se stesse scherzando, che non riusciva più a fare l’amore con la moglie perchè non gli si rizzava più. Diceva che era l’età e mi chiese se anche a me succedeva la stessa cosa. Gli ho risposto che non avevo quel tipo di problema, anzi dovevo stare attento a non finire stecchito, visto che si andava verso i 50.Ho raccontato il fatto a mia moglie, la quale mi ha detto che lo sapeva già. Glielo aveva confidato Diana. Marco aveva voglia di scopare, ma faceva cilecca. Mi ha detto, inoltre, che a Diana questo non dispiaceva poi neanche tanto. Lei ultimamente non riusciva più a raggiungere l’orgasmo e scopare era diventato un fastidio. Aveva un’infatuazione per un altro uomo, ma non aveva mai tradito il marito, perchè l’amava. Era solo una questione fisica. L’oggetto dei suoi desideri non lo sapeva nemmeno. Scaricava la sua tensione masturbandosi fantasticando sul suo uomo segreto, magari guardando un film porno che noleggiava e che riproduceva sul televisore quando era a casa da sola. Diana le aveva accennato con un sorriso malizioso che Marco aveva avuto, però, una qualità che prima o poi le avrebbe raccontato.Mi passò per la mente che probabilmente la défaillance di Marco derivava dal comportamento di Diana.Spesso e volentieri ci si incontrava in casa nostra o loro tutti e quattro assieme per bere qualcosa o per il piacere di chiacchierare. Si chiacchierava amabilmente di qualsiasi argomento. Di quello che ci era successo o dell’attualità. Non avevamo mai parlato di sesso riferito alle nostre persone, però.Un pomeriggio ci invitarono a bere il caffè da loro. Ci andammo volentieri, perchè era sempre piacevole incontrarci. Ed anche perchè avevo la possibilità di godere della visione del seno di Diana, pur se nascosto sotto la camicetta.Devo aprire una parentesi. Le tette della mia vicina e la mia vicina stessa erano il mio sogno proibito. Fantasticavo di fare con lei tutto quello che poi facevo con mia moglie. Ma non avevo mai avuto il coraggio di fare neanche la più piccola avance, anche perchè amavo mia moglie e Diana era la moglie del mio migliore amico.Torniamo al caffè.Marco era un po’ alticcio e le parole le uscivano dalla bocca senza controllo. Incominciò a raccontare le sue prodezze di quando era giovane, prima di mettersi con Diana. Che era stato un grande scopatore. Che sapeva fare godere una donna in mille modi. Che aveva sverginato il culo delle donne che lo avevano interessato di più, moglie compresa. Ma che adesso il suo cazzo gli serviva solo per pisciare. Che alla nostra età era normale che non tirasse più.Aveva tirato dentro anche me. Diana, mia moglie ed io siamo diventati tutti rossi. Diana si vergognava. Noi eravamo imbarazzati. Non lo avevamo mai sentito parlare in quel modo.Al che mia moglie intervenne dicendogli “Parla per te! Vincenzo mi scopa quasi tutti i giorni; ed anche più volte al giorno. Non è questione d’età. E’ la tua testa di sopra che è bacata, non quella di sotto.” E ghignando, aggiunse “Hai bisogno di una cura da parte di una persona che sappia cosa fare.”Il suono del nostro cordless interruppe la discussione. Era la sorella di Lucia che si era autoinvitata a casa nostra con tutta la sua famiglia e che annunciava il suo arrivo.Ci scusammo con Marco e Diana e ritornammo a casa nostra.Una sera, quando tornai dal lavoro, mia moglie, dopo avermi baciato con passione sulla bocca, mi disse che per il fine settimana avevamo un impegno senza i ragazzi. Dovevamo andare a casa di un’ex collega di Diana in una località di mezza montagna distante 100 Km. dal nostro paese. Saremmo partiti venerdì sera e tornati domenica sera. I ragazzi sarebbero andati al mare in treno dai genitori di Diana con i figli dei nostri vicini. Lucia aveva una luce negli occhi che la faceva sembrare ancora più bella e che mi provocò un erezione dolce. Solo che i ragazzi erano in casa. Si sentivano i rumori dei videogiochi che arrivavano dalla loro cameretta.Arrivò venerdì sera. Partimmo verso le sette. Andammo con la mia macchina, perchè la guida spericolata di Marco mi faceva stare male, specialmente poi sulle strade di montagna. Arrivammo alle otto e mezza.La casa era alla fine del paese, un po’ isolata e vicina ad una stradina dalla quale dipartivano diversi sentieri per passeggiate non impegnative.Entrammo nella casa ed avemmo subito una gradita sorpresa. Il riscaldamento era acceso e si sentiva un tepore piacevole. L’amica di Diana lo aveva acceso con una telefonata. La casa comprendeva un soggiorno tinello con due divanetti a due posti, un angolo cottura, un bagno e due camere da letto, entrambe con il letto matrimoniale, una di fronte all’altra.Concordammo in fretta in quale camera metterci, visto che erano identiche. Lucia svuotò subito la valigetta, sistemando la biancheria che avevamo portato. Insieme preparammo il letto mettendo su le nostre lenzuola.Visto che anche gli altri erano pronti, decidemmo di andare a mangiare una pizza in paese.Chiedemmo al padrone della pizzeria di indicarci delle passeggiate non molto impegnative che avremmo potuto fare i giorni successivi. Ci parlò di una passeggiata che ci avrebbe impegnato per quasi tutta la giornata durante la quale avremmo trovato anche un ristorantino per poter mangiare. Se ci fossimo sentiti troppo stanchi, però, avremmo potuto prendere una scorciatoia vicino al ristorante e tornare a casa prima.Quando ritornammo dalla pizzeria erano le undici e mezzo. Bevemmo il bicchierino della staffa e, dopo aver concordato di alzarci presto per partire alle otto per la passeggiata, andammo a letto.Appena in camera presi a baciare mia moglie, facendole capire che avevo voglia di scopare. In pochi attimi eravamo a letto e facemmo una scopata selvaggia. Pensai che il sapere di avere i nostri vicini nella stanza di fronte e che essi potessero sentirci, invece di bloccarci, ci eccitava, visto com’eravamo scatenati.Scopammo furiosamente godendo insieme. Decidemmo di fermarci e di cercare di addormentarci, visto che l’indomani avremmo dovuto fare la passeggiata. Misi la sveglia per le sei e mezzo, visto che eravamo in quattro a dover usare il bagno e che io ero un po’ lungo.La mattina mi svegliai al suono della sveglia, tolsi i pantaloni del pigiama, indossai gli slip e i pantaloni, perchè non volevo farmi vedere da Diana ancora svestito. Mi vergognavo.Quando tutti fummo pronti partimmo per la passeggiata, che effettivamente non era molto pesante. Pian piano, dopo tre ore e mezza, arrivammo sul punto panoramico prefissato. Era bellissimo, si vedevano tutte le vallate intorno con i fiumi che le percorrevano. Riposammo per mezz’ora, poi proseguimmo sul sentiero che ci avrebbe portato al ristorante.Al ristorante le donne dissero che avrebbero ordinato loro da mangiare, altrimenti noi ci saremmo abbuffati. Inoltre non avremmo dovuto bere vino. Così fu che mangiammo un secondo con contorno, annaffiato con acqua di fonte. Bevemmo il caffè, liscio. Ed uscimmo per proseguire la passeggiata.Quando fummo fuori le donne dissero che erano stanche e che avrebbero preferito tornare a casa per la scorciatoia. Entrati in casa ci togliemmo le giacche a vento e ci buttammo sui divanetti letteralmente esausti. Io con mia moglie e Marco con Diana.Stemmo lì seduti per tre quarti d’ora a chiacchierare, scherzando sulla passeggiata, sul fatto che le donne rimanevano sempre indietro e che dovevamo aspettare, di quando ci eravamo fermati per fare la pipì e su altro.Mia moglie propose di berci un altro caffè. Tutti acconsentimmo con piacere.Diana si alzò per preparare il caffè e mia moglie le andò dietro per aiutarla. Si sentivano parlottare e ridere. Marco, guardandomi, disse “Avranno la stupidera”Quando il caffè fu pronto, lo versarono in quattro tazzine, sistemate a coppie su ognuno di due vassoi. Poi con un vassoio ciascuno vennero verso i divanetti, appoggiarono i vassoi sul tavolino e si sedettero, però, Diana vicino a me e Lucia vicino a Marco.Appena Diana si fu seduta, sentii una scossa lungo tutto il corpo: il suo sedere aveva sfiorato una mia gamba.Dopo aver bevuto il caffè Diana prese la mia tazzina e, insieme con la sua, la appoggiò sul vassoio. Diede un’occhiata a mia moglie, respirando profondamente come per prendere coraggio e disse con tono scherzoso, rivolgendo gli occhi alternativamente verso di me e suo marito: “Abbiamo una proposta da farvi. Visto che stiamo bene assieme, perchè non provare a stare meglio? Visto che Lucia ed io godiamo dell’amicizia del marito dell’altra, perchè non godere anche del suo corpo? E voi non godiate del corpo della moglie dell’amico? In altre parole perchè non ci scambiamo i partners?”Marco ed Io eravamo ammutoliti e ci guardavamo perplessi, mia moglie, invece aveva un sorriso furbetto. Io guardai ancora Marco, guardai Lucia, perchè temevo ad uno scherzo, anche perchè mia moglie mi diceva sempre che se fosse venuto a sapere che la tradivo, me l’avrebbe tagliato.Pensai un attimo “Se è uno scherzo, ci sto anch’io, se non lo è, meglio ancora.”Rispondemmo quasi contemporaneamente “Si può fare! Eccome se si può fare!”Mi girai verso Diana, dando una sbirciatina anche a Lucia, che stava accarezzando la faccia di Marco. Diana mi guardava con un’aria d’attesa con le labbra socchiuse. Mentre mi avvicinai a baciarla mi disse sottovoce “Toccami le tette! Non l’hai sempre voluto fare?” “Si!” Le risposi prima di affondare la mia lingua nella bocca, cercando la sua, mentre le mie mani si posarono sulle sue tette, palpandole delicatamente per gustarle un po’ alla volta. Erano belle grosse ed ancora sode. Sentivo sotto le mie dita i capezzoli che s’indurivano. Avevo voglia di baciarle, di baciarla tutta. Fra un bacio e l’altro, le proposi di andare in camera da letto. Lei assentì, ci alzammo, le passai dietro appoggiandomi tutto sulla sua schiena, con il cazzo che premeva contro il suo culo e con le mani avvinte alle sue tette.Passo dopo passo, alquanto impacciati per il modo di camminare, con le mie mani sotto la sua maglietta che cercavano i capezzoli dentro il reggiseno, mentre continuavo a baciarla sul collo e sulla bocca quando lei si girava per cercare la mia, giungemmo in camera da letto. Nella nostra camera da letto. Non chiudemmo la porta perchè volevamo che ci fosse una comunione tra quello che sarebbe successo in ognuna delle due stanze.Ci togliemmo i vestiti restando io con gli slip e lei con le mutandine e il reggiseno. L’abbracciai per sentire la sua pelle sulla mia e mentre continuavamo ad attorcigliare le lingue in baci sempre più appassionati, le tolsi il reggiseno facendolo scivolare tra i nostri corpi. I suoi capezzoli turgidi premevano contro il mio petto. Introdussi le mani tra di noi e le presi le tette facendo scorrere i capezzoli tra le dita. Staccai la bocca dalla sua e proseguii a baciarla sul collo, sulla gola, scendendo fino al seno. Incominciai a ciucciarlo. Ero come impazzito. La mia bocca andava da una tetta all’altra, succhiandole i capezzoli che erano diventati duri e sporgenti. Diana mugolava di piacere. Mantenendo le mani sui seni, scesi a baciarle lo stomaco, la pancia piatta. Staccai a malincuore le mani dalle tette per poterle sfilare le mutandine. Le baciai il monte di venere e con la lingua trovai lo spacco tra i suoi peli.La presi in braccio e la misi sul letto.Lei tirò su le ginocchia e le aprì per offrirmi la sua fica.Salii sul letto tra le sue gambe e mi distesi su di lei, dopo aver risalito tutto il suo corpo con la bocca incollata sulla sua pelle ed essermi soffermato sui capezzoli, proseguendo verso la sua bocca.Il mio cazzo era teso da farmi male. Avevo voglia di possederla, ma, dopo quello che mi aveva raccontato mia moglie, volevo che fosse lei a chiedermelo.Diana continuava a parlare, prima sottovoce, poi con un tono più alto. “Lo voglio dentro! Sono anni che non provo più un cazzo duro nella fica!” Diceva.M’inginocchiai e con un dito misi allo scoperto le labbra della vulva. Infilai dentro un dito, cercando il suo clitoride. Lo titillai per alcuni attimi. La fica diventava sempre più bagnata. Avevo il dito che era fradicio.”Mettimelo dentro. Vincenzo, cosa aspetti?”Presi in mano il cazzo, lo appoggiai tra le labbra e premetti dolcemente. Le pareti della fica, man mano che il cazzo entrava, si avviluppavano intorno ad esso. Che bello! Stavo finalmente possedendo Diana.Io affondavo con forza i miei colpi con un ritmo lento e costante. Le mie palle andavano a sbattere contro i suoi peli. Diana s’inarcava per rispondere ad ogni mio affondo. Continuava ad emettere suoni inarticolati, intervallati con richieste “Dai! Scopami più forte! Fammi gridare! Fai sentire al tuo amico che mi fai godere!”Ancora più eccitato, aumentai il ritmo dei miei colpi. Su e giù sempre con più impeto. Fino a quando non sentii la sua fica che si contraeva spasmodicamente intorno al mio cazzo e Diana si mise a gridare “Oh Dio! Vengo! Che piacere mi sai dare.” Poi, gridando più forte, mentre era tutta scossa da fremiti “Marco! Vincenzo mi sta facendo godere. E’ proprio un amico. Lo devi ringraziare.”Il suo orgasmo sembrava non finisse mai. I suoi umori uscivano dalla fica, finivano sui miei coglioni che erano tutti bagnati e sul suo culo.Io non ero ancora venuto. Rimasi dentro di lei pompando molto lentamente mentre lei mi sussurrava dolcemente “Che bono che sei! Mi piaci immensamente. Sai da quanto tempo desideravo fare l’amore con te. Sono sicura che anche tu mi hai desiderata. Vedevo come mi guardavi le tette. Sembrava sempre che mi volessi spogliare. Lo so che tu non avresti mai osato fare un torto al tuo amico. Se fossi stata meno bigotta, ti sarei saltato addosso già da un pezzo. “Le risposi “Ti ho desiderata dal primo giorno che ci siamo visti. Le tue tette mi hanno fatto sempre impazzire. Ma lo sai che io sono timido. Sai quante volte, facevo l’amore con Lucia, con gli occhi chiusi, immaginando di farlo con te. “E intanto andavo su e giù, roteando il bacino per farle sentire il mio cazzo sulle pareti della fica.”Mi stai facendo venire ancora voglia” mi disse.”Girati, che la facciamo alla pecorina” le risposi, sfilando il cazzo e mettendomi di lato.Lei si sollevò e si mise sulle ginocchia con le mani sul letto, offrendomi il suo di dietro. Le andai dietro tra le sue gambe e lo ficcai di nuovo nella fica, facendole sentire i coglioni sulle chiappe. E incominciai a pompare subito con foga, poi rallentai per aspettare il suo orgasmo. E intanto cercavo di arrivare con una mano al suo seno. Ci riuscii quasi perdendo l’equilibrio e, presole un capezzolo, lo strizzai fino a farle male. Questo la fece eccitare ancora di più. Mugolava di piacere come una cagna in calore. Quando la sentii contrarsi in preda ad un nuovo orgasmo, accelerai il ritmo per godere insieme con lei.”Vengoooo! Mi stai facendo godere di nuovo, e tu? Godi anche tu! Voglio sentire la tua sborra nella mia fica!”Il piacere mi giunse immenso, mi fermai un attimo ed incominciai a sborrarle dentro con fiotti copiosi e numerosi. “Vengoooo! Oh come mi piaci. Oh che godimento.””Oh come la sento che mi riempie tutta la fica. Com’è bollente. Ma quanta ne hai?””E’ tutto merito tuo! Mi hai eccitato in un modo infinito” le sussurrai, quasi disteso sulla sua schiena, mentre con tutte e due le mani le accarezzavo dolcemente le tette, appagato.Ci lasciammo cadere sul letto, esausti.L’attirai verso di me e l’abbracciai, accarezzandola e baciandola piano gli occhi, il naso, un labbro, il mento, le orecchie. Insomma me la coccolai un po’. Lei ricambiava le carezze teneramente. Sembravamo due fidanzatini.Mentre eravamo così abbracciati, sentimmo un urlo di mia moglie.”Ahi! Che male! Che Male!”Mi rizzai sul letto, preoccupato.”Stai tranquillo! Non è successo niente. Glielo ha messo nel culo!” disse Diana “E’ la specialità di Marco.”Oltre che preoccupato ero anche eccitato. “Come nel culo? Se io non ci sono mai riuscito?” pensai. Le dissi “Vieni, andiamo a vedere cosa fanno”Scendemmo dal letto ed io davanti, lei dietro uscimmo e ci fermammo sull’uscio dell’altra stanza, senza farci sentire.Mia moglie era pancia in giù, appoggiata su due cuscini. Marco le era dietro con il cazzo mezzo dentro nel culo. Le diceva di rilassarsi ed intanto spingeva lentamente, fino a farlo scomparire del tutto. La faccia di mia moglie era stravolta in un’espressione mista di dolore e di piacere. Aveva le lacrime agli occhi, ma la bocca era sfigurata da una smorfia di lussuria.Vedevo mia moglie che veniva inculata dal mio più caro amico. Sentii un pizzico di gelosia. Solo perchè non c’ero riuscito io? Ma fu solo un attimo, l’eccitazione prevalse. E poi, adesso che la strada era aperta, sarebbe stato più facile anche per me.Mi girai verso Diana e l’attirai a me per farle sentire che il mio cazzo era ridiventato duro. La sollevai, prendendola sotto le ascelle. Lei si aggrappò al mio collo e sollevò le gambe intorno ai miei fianchi. Le misi le mani sotto le cosce ed appoggiai la sua fica sul mio cazzo. Entrò senza difficoltà. Così allacciati, ritornammo verso il nostro letto, mentre continuavamo a toccarci, a palparci, a baciarci.Sussurrai nell’orecchio di Diana “Ho voglia di scoparti il culo!” “Siii! Lo voglio anch’io! Vedrai come ti piacerà!” ansimò Diana.La deposi sul letto. Lei si mise carponi sulle ginocchia e mi offrì il suo buchetto. Mi misi dietro di lei e ficcai un dito prima nella fica e poi nel buco del culo per lubrificarlo. Poi nella fica ci ficcai il cazzo. Quando lo estrassi era tutto impregnato degli umori di Diana. Poi appoggiai la grossa cappella sul buco e incominciai a spingere, timoroso per un ennesimo fiasco. Invece le grinze dell’ano si rilassarono, permettendo la penetrazione. Incredulo, sentii che il mio cazzo non trovava resistenza, come invece succedeva con mia moglie, e che piano piano scompariva nello stretto canale. Era una sensazione che non avevo mai provato. Sentivo il cazzo compresso dalle calde pareti dell’ano. Mentre mi tiravo indietro per poi riaffondare, me lo sentivo strizzare. Andavo avanti e indietro estasiato. Quando sentii che stavo per venire, mi fermai e rimasi fermo con le palle contro le natiche della mia compagna. Feci scivolare una mano cercando la fica. Quando l’ebbi trovata ci ficcai dentro due dita ed incominciai un ditalino, lento, lento. Con un dito le titillavo ben bene il clitoride, così turgido da sembrare un piccolo cazzo, mentre con l’altro le rovistavo le pareti della fica, sentendo in basso il duro del mio cazzo nel culo.”Sto per venire! Scopami forte il culo! Riempilo tutto del tuo sperma!”Non me lo feci ripetere. Ripresi a pompare sempre più forte, fino a quando non venimmo assieme.”Oh che bello! Oh che bello sentire la tua sborra bollente che m’infiamma le viscere! Oh come sei bono! Oh come mi piaci!” “Vengoooo! E’ bellissimo! Grazie Diana! Mi piace da impazzire! Tu mi piaci da impazzire! Oh com’è bello fare l’amore con te! Ti amo!”Dopo di che, ci abbattemmo sul letto esausti.Dopo qualche minuto Diana mi si avvicinò ed appoggiò la testa sul mio petto. Rimase così per un po’ senza parlare. Respirò forte, come per infondersi coraggio, e disse.”Mi ami? Ho capito bene quello che hai detto?””Si!” Le risposi “Ho detto proprio così. Amo te come amo anche mia moglie. Penso che non si possa fare l’amore con una donna senza amarla almeno un po’. Noi non abbiamo fatto solo sesso. Noi ci siamo amati!””In questo senso anch’io ti amo!” Disse sollevandosi sulle braccia e appoggiando le sue labbra sulle mie, i suoi seni sul mio petto. Dischiusi la bocca e accolsi la sua lingua, attorcigliandola con la mia.Si staccò dalla bocca e prese a percorrere con la sua lingua la mia faccia, il mio mento, il collo, il petto, indugiò a mordermi i capezzoli. Sentivo i suoi, duri e ritti, solleticarmi le palle, le sue tette massaggiarmi il cazzo ancora floscio. Riprese a leccarmi e a baciarmi sempre più giù. Quando arrivò al mio inguine, il cazzo si stava rizzando. Prese in bocca le palle, le mordicchiò, le leccò fino ad arrivare all’attaccatura del mio membro. Senza prenderlo in mano, lo leccò per tutta la sua lunghezza, lo scappellò con la lingua e lo fece sparire nella sua bocca già duro.Iniziò un pompino favoloso, andando su e giù con la testa. Io, disteso, le accarezzavo i capelli, evitando di fare pressione. Stavo per venire.”Ho voglia di sentire le tue meravigliose tette attorno al mio cazzo.” La fermai e lei fece uscire il cazzo dalla bocca.”Ah! Vuoi scoparmi le tette? Sono le tette che tu ami, non me” mi disse.”Amo tutto di te, ma le tette sono state quelle che ho amato appena ti ho vista” Le risposi.Lei si mise distesa al mio fianco. Le andai cavalcioni sulla sua pancia ed appoggiai il cazzo tra le sue tette. Lei le prese in mano ed avvolse con esse la mia asta, sfregandole tra di loro. Feci andare il mio cazzo avanti e indietro dentro quel caldo ed accogliente tunnel. Eccitato com’ero, anche grazie al pompino che mi aveva iniziato a fare, bastarono pochi colpi per sborrare. Lo sperma uscì violento ed ancora copioso, fermandosi contro il suo mento e il suo petto.Diana lo raccolse con le dita e se lo portò alla bocca. Attirò la mia testa verso la sua e mi baciò. La sua lingua sapeva di salmastro. Mi stava ritornando un po’ del mio sperma.Continuò a baciarmi avidamente. Voleva godere anche lei.Dalla bocca ridiscesi verso la sua fica, soffermandomi a baciarle il collo, il petto, i capezzoli turgidi, il suo stomaco, la sua pancia, il suo monte di venere. Lei aveva le ginocchia sollevate e ben aperte. Le grandi labbra della fica erano ben in vista. Immersi dentro la mia lingua, cercai e trovai il clitoride. Lo succhiai avidamente ed immersi la lingua nel più profondo. Alternavo le due azioni con frenesia, finchè non la sentii fremere. Stava avendo il suo meritato orgasmo.”Godooo! Dio, com’è bello! E’ sublime!” si dibatteva sul letto, mentre con le mani teneva la mia testa ben fissa al suo basso ventre.Mi preparai ad assaporare il suo vischioso nettare. M’inondò la bocca del suo umore caldo e denso. Lo leccai tutto gustandolo con immenso piacere.Quando la morsa delle sue mani sulla mia testa si allentò, capii che era appagata.Mi distesi al suo fianco, l’attrassi verso di me e la baciai appassionatamente.Restando abbracciati, ci addormentammo e dormimmo per alcune ore.Fummo svegliati da Marco, vestito solo con un boxer.”Sporcaccioni, chissà cosa avete combinato voi per essere così distrutti. Non avete fame? Sono le nove di sera!”Indossai anch’io un paio di boxer. Diana si mise una mia maglietta, che le faceva da miniabito, senza mettere le mutande.Andammo in soggiorno. Lucia stava preparando un piatto di pasta all’aglio, olio e peperoncino. Indossava solo un paio di mutande ed un grembiule da cucina. Si girò verso di noi e ci salutò sorridendoci. “Ciao!, ragazzi. Avete dormito, eh?”Le andai vicino e cercai di baciarla. “Oggi no! Non sono tua, fino a domani sera sono la donna di Marco” mi respinse.”Cosa volevi fare? Volevi baciare Lucia? Ed io? Tu devi guardare solo me.” Diana, ridendo, mi si appiccicò addosso, premendo i suoi seni contro il mio petto.”Volevo solo darle un bacetto amichevole! Non volevo mica farti le corna. “Scherzai anch’io, stringendola a me.Dopo aver cenato, chiacchierammo amabilmente fin verso mezzanotte.Andammo a letto e dopo un’ulteriore scopata, con Diana seduta sul mio cazzo, ci addormentammo abbracciati.Fui svegliato da un senso di piacevole solletico sul petto. Diana mi stava leccando. Voleva scopare ancora. La sua tacita richiesta mi eccitò nuovamente. E scopammo. Fino all’ora del rientro a casa, eccetto una pausa per mangiare un panino, fu un susseguirsi di scopate in fica e nel culo, di leccamento di fica e di pompini, alternati a sonnellini per riprendere le forze. Non mi ricordo quante volte facemmo l’amore, quante volte sborrammo. Non mi era mai successo di farlo tante volte, neanche durante la luna di miele. La situazione era così intrigante!La sera tornando a casa, così come all’andata, le due donne si misero a chiacchierare fitto fitto, continuando a ridacchiare.Arrivati a casa, constatammo che i figli non erano ancora tornati. Era tutto spento. Entrammo con la macchina nel mio garage ed attraverso la scala interna salimmo sul pianerottolo. Aprii la porta di casa mia, mentre Marco apriva quella di casa sua, e mi girai per salutare. Mia moglie era vicina a me, mentre Diana stava vicino a Marco. Ci baciammo tutti sulle guance, augurandoci, a vicenda, la buona notte.
Una volta in casa mi volsi a guardare mia moglie. “Grazie amore! Ti amo!” Mi disse. Aveva un sorriso radioso. Mi si avvicinò, mi baciò appassionatamente, sussurrandomi tra le labbra che voleva essere presa nel culo. Ero esausto, ma la sua richiesta mi ringalluzzì. Senza andare in camera da letto, ci spogliammo in soggiorno. Lei si distese sul bracciolo del divano, aprendo le gambe. Le andai dietro, le leccai le pieghette dell’ano, le misi un dito nella fica, che era madida, lo passai poi nel buchetto stretto, lubrificai la mia cappella e, con un sol colpo, gliela ficcai dentro, spingendo con forza. Affondò tutta dentro. Il servizio di Marco aveva prodotto i suoi frutti. Finalmente scopai il culo di mia moglie.Con Marco e Diana avevamo concordato che quando eravamo a casa, salvo eccezioni, avremmo scopato solo con il proprio coniuge. Ma che avremmo cercato, ogni qualvolta si fosse presentata l’occasione, di andarcene lontano da casa, rigorosamente in quattro.Ma che fine avevano fatto Marco e Lucia, mentre io e Diana eravamo in camera nostra? Come ha vissuto quelle ore, ve lo racconterà Lucia in prima persona.
Divertirsi in coppia
9 Novembre 2021
